05.04.2017

“Esistere è cambiare, cambiare è maturare, maturare è continuare a creare se stessi senza fine” (Henri Bergson - Filosofo francese, 1859-1941)

Sabato sono stato all’inaugurazione della mostra sulla Passione nel nostro Museo diocesano. I dipinti di Franco Blandino sono presentati all’interno del Museo, accanto ad opere di secoli passati. Mi è piaciuto moltissimo questo accostamento. Per me è stato come toccare con mano la storia che procede, come vedere il passato che cammina, si trasforma, si rigenera. Stiamo vivendo un periodo di cambiamenti e di fatica. Spesso ci troviamo disorientati e spaventati. Non siamo più nel passato e non conosciamo ancora  il futuro. Siamo nel guado, in mezzo al fiume che scorre impetuoso, ci stiamo allontanando da una riva e fatichiamo a vedere l’altra riva. Qualcuno, spaventato, vuole tornare indietro. Altri pensano che sia sufficiente correre. È difficile vincere la paura e stare con tenacia nella corrente, procedendo con calma, valutando bene la direzione senza lasciarsi trasportare dalla corrente. È la battaglia tra conservatori e progressisti. Battaglia sana, fondamentale tra chi ci ricorda l’importanza del passato e chi ci fa presente le urgenze del futuro. Ma un grosso rischio sta emergendo: quello di ridurre le proprie posizioni ad ideologie, cioè a pensieri astratti e rigidi, che non vedono più la realtà. Così i conservatori si riducono a credere che tutta la  verità stia nelle tradizioni ricevute. Mentre i progressisti rischiano di pensare che il passato sia da buttare, perché la verità è solo nella novità. Avviene così nella Chiesa: alcuni pensano che l’unica Chiesa autentica sia quella che abbiamo respirato da bambini, prima degli anni Sessanta, con i preti in talare e le messe in latino. O quella sana, dell’era di Ruini, che ribadiva i “valori non negoziabili”. Altri pensano che la Chiesa vera sia quella senza identità, senza regole, senza verità, dispersa e svuotata. In realtà la Chiesa è una comunità in cammino, che è se stessa solo quando è all’altezza dell’oggi. Proprio come accade per ciascuno di noi: siamo vivi solo se ci manteniamo in cammino. Camminare significa spostarsi da un posto all’altro. Eravamo bambini, poi adolescenti, poi giovani, poi adulti: siamo sempre noi, ma il cammino della vita ha modificato ed arricchito la nostra identità. Siamo sempre noi, ma se mettiamo accanto una nostra fotografia a 10 anni e una a 50, quasi non ci riconosciamo. Ecco la bellezza della citazione del filosofo: “Esistere è cambiare, cambiare è maturare, maturare è continuare a creare se stessi senza fine”. Cambiare è difficilissimo, lo sappiamo. Allora facciamo un patto: aiutiamoci a cambiare. Chi è conservatore ci aiuti a valutare ciò che è davvero importante nel nostro passato, ciò che è sano, vitale. Non fermandosi al passato dell’ultimo secolo, ma a tutta la storia del nostro occidente e del nostro cristianesimo. E chi è progressista ci aiuti a vedere i segni dei tempi, le urgenze, le domande. Ci apra gli occhi sul tempo che stiamo vivendo e sulle sfide che non possiamo trascurare. Per essere insieme all’altezza del giorno che stiamo vivendo.