10.05.2017

I cristiani? Un regalo per la città.

A che servono i cristiani in questa società? Una risposta  ci viene dalla chiesa di san Michele in Fossano. È una chiesetta di campagna dedicata a Michele, protettore dei nostri sogni. Nella ristrutturazione è successa una cosa strana: al posto di fare i dipinti all’interno, sono stati fatti  all’esterno. Un tempo i dipinti si facevano all’interno, perché tutte le persone andavano in chiesa e, dunque, potevano vederli. Oggi una buona fetta di persone non entra in chiesa. Così quei dipinti sono un regalo per chi non entra. Sono un fascio di colori per rallegrare gli occhi di chi passa e non entra. Ecco una bella immagine della Chiesa di oggi: un regalo per chi non vi fa parte, un regalo per la città. Proprio come diceva D. Bonhoeffer, teologo morto in un carcere nazista: “La Chiesa è una società costituita per coloro che non ne fanno parte”. Bellissimo: i cristiani dovrebbero essere un regalo per la società. Per essere un regalo i credenti devono imparare ad amare chi non viene in chiesa, chi la pensa diversamente, chi ha stili di vita diversi. Amare chi è diverso da noi, apprezzarlo, dialogare con lui, imparare da lui. Perché Dio opera in ogni uomo. In secondo luogo i credenti possono offrire a tutti ciò che hanno di prezioso. Innanzitutto possono regalare speranza. In un tempo di crisi i cristiani regalano speranza: nei discorsi, vincendo il cinismo dilagante e portando fiducia e positività; nell’affrontare il futuro, evitando i toni cupi e minacciosi; nell’affrontare le emergenze quotidiane, regalando una tenace pazienza. In secondo luogo i cristiani possono offrire una costante attenzione alle relazioni. La nostra società pensa che le relazioni siano cose secondarie, opzionali, non essenziali alla costruzione della città. Ma le relazioni ne sono il cemento e la sorgente. Per questo i cristiani possono offrire questo dono: curare quotidianamente le relazioni, per non ridurre la società ad una somma di individui, ma ad una comunità. Infine i cristiani possono richiamare l’attenzione a chi fatica. Gesù si fermava sempre di fronte alle persone in difficoltà. Si ferma per ore con una donna che ha enormi ferite negli affetti (la samaritana), di fronte ad un professore che brancola nel buio delle sue domante (Nicodemo), di fronte a due donne che piangono la morte del fratello (Marta e Maria), di fronte a un cieco, un paralitico, un lebbroso… Così noi cristiani dobbiamo quotidianamente richiamare l’attenzione a chi fatica. Una società non può dimenticarsi di chi fatica. In un contesto dove si crede al potere dei muri, dal Messico e Roata Canale, i cristiani continuano a ricordare la cura di chi fatica. Se nel quarto secolo avessimo fatto un muro per “proteggerci” dagli abitanti dell’Africa non avremmo ospitato un santo come Giovenale, non avremmo oggi il nostro patrono.