07.06.2017

“Il nostro tempo è nemico del difficile” (Roberto Maier, teologo italiano)

Una delle parole più di moda è la parola “facile”. E’ un termine simpatico che serve per fare pubblicità a corsi di lingua o di computer: “corso facile di inglese”, “come imparare con facilità a usare il computer”.  In genere si usa il termine inglese “easy”.  Amiamo le cose facili, veloci, leggere. Amiamo tutto ciò che è easy.  E amiamo coloro che ci semplificano la vita. O, per lo meno, che ci illudono che la vita sia facile.  Pensiamo alla politica: molti politici non ci aiutano a leggere i problemi, bensì nascondono i problemi dietro facili slogan. A sentirli sembra tutto facile, anzi appaiono come i salvatori che hanno trovato, in due battute, la soluzione “facile” a tutti i problemi. Nella religione stanno emergendo gruppi che risolvono tutto in chiare e nette posizioni o riducono la religione a poche e vaghe verità. Gli esperti le chiamano “fedi senza cultura”. Ridurre, essenzializzare, semplificare, dimenticando la fatica del pensiero, la fatica del confronto, la fatica che ogni uomo e ogni donna è costretto ad affrontare per capire la vita e per scegliere il modo più adeguato di viverla. Tutto ciò si riassume bene nel trionfo dell’opinione. Ci fermiamo all’ opinione, espressa senza la fatica della ricerca e la pazienza del confronto. “Questa è la mia opinione” un tempo era una dichiarazione di umiltà. “Opinione”, un tempo, era una visione ristretta, parziale, temporanea della verità. Quando una persona diceva “questa è la mia opinione” manifestava, con umiltà, il punto dove era arrivato nel suo cammino di ricerca della verità. Oggi, invece, quando una persona dice “questa è la mia opinione” in genere sottintende “questa, per me, è la verità”. Ognuno dice ciò che pensa, a prescindere dalla ricerca fatta. E ogni opinione pretende di essere vera. “Per questa via la facilità dell’opinione sembra trionfare sulla fatica del pensiero, la spontaneità sostituire la verità” (R. Maier). Un esempio è dato dal modo con cui guardiamo le opere d’arte: di fretta, fermandoci ad un veloce e troppo facile “mi piace”. Anzi, ci arrabbiamo quando un film o un quadro è “difficile”. Convinti che la pittura, la musica, i film debbano essere facili, immediati.  In realtà “L’arte è il difficile che cede”. L’arte non è un gioco, ma un tentativo di esprimere il difficile, la densità del vivere, la sua verità. E se ci entri dentro piano piano ti accorgi che il difficile “cede, si apre, ti illumina”. Vale la pena, con l’arte come con la vita, non aver paura del difficile. Solo così si tocca ciò che è sostanzioso. Per non fermarsi alla banalità della chiacchiera.