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28.06.2017

“Essere religiosi ed esser cristiani è una fortuna, non un obbligo” (Lorenzo Milani, sacerdote, 1923-1967)

In questa settimana ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di don Milani. Un prete scomodo, rivoluzionario, rigoroso. Un profeta. Da giovane studente fui affascinato da questa figura di prete sincero e appassionato, che ha dedicato la vita alla formazione dei suoi ragazzi, che ha speso la vita per insegnar loro a pensare, ad avere una coscienza critica, a non fermarsi ai luoghi comuni, a non omologarsi alle ideologie correnti. Un uomo obbediente, ma in piedi, libero di esprimere il proprio pensiero con il vescovo, con i politici, con i giudici. Un uomo onesto e libero. Un prete carico di umanità e in costante ricerca, un prete convinto che l’importante sia “imparare ad imparare”. Bellissimo: imparare l’arte di non smettere di imparare. Non credersi mai arrivati, non chiudersi nelle proprie certezze, non fermarsi ai soliti luoghi comuni, non rinunciare alla ricerca della verità, non smettere mai di cercare. Da giovane studente fui affascinato da don Milani e fu per me una festa poter andare sulla sua tomba. Una grande emozione, come si prova soltanto davanti ai profeti, a coloro che hanno osato aprire uno squarcio nel grigiore quotidiano del proprio tempo. Uno squarcio dentro i troppi “si è sempre fatto così”, “si sta già facendo fin troppo”, “per prudenza è meglio non rischiare troppo”, “non saremo noi a cambiare il mondo”. Don Milani ha preso a calci tutte queste affermazioni e, nel suo piccolo paesino di Barbiana, ha aperto uno squarcio luminoso. Perché era un uomo libero, appassionato, credente. Capace di guardare ogni cosa con libertà. Compresa la fede. Proprio come scrive alla sorella che negli anni Sessanta si sposa con rito civile. Dice: “Sono contentissimo che tu ti sposi e non ho nessun motivo di meravigliarmi o dolermi che tu lo faccia in Comune. Essere religiosi ed essere cristiani è una fortuna, non un obbligo”. Sempre critico rispetto alla Chiesa e ai superiori, ma capace di eroica obbedienza. Di fronte ad un ingiusto spostamento di parrocchia scrive alla madre: “Bisogna che tu tenti di capire che è nel posto che ci han messo le circostanze e non in quello che si è scelto, la volontà di Dio”. Un prete capace di critica, ma mai la critica amara e distruttiva. Una critica costruttiva, che non rompeva la relazione. Diceva: “Se la scoperta del male deve prendere tanto posto nella nostra vita da non sapere più guardare con un sorriso divertito e affettuoso tutte le cose buone che pur esistono nel mondo e nella Chiesa, allora meritava non scoprirlo. Rovistiamo dunque negli errori di casa nostra solo quel tanto che basta per non ripeterli noi, quel tanto che basta per contribuire anche noi senza falsa umiltà all’educazione e istruzione dei nostri confratelli e superiori compresi. Ma dopo aver ottenuto questi due scopi basta, non ne parliamo più, ci si può far sopra una risata divertita”. Grazie caro don Milani!

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