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La liberazione di Mosul non incanta i cristiani

Musica, bandiere, canti: così la capitale irachena, Baghdad, ha festeggiato l’annuncio dato dal premier Haidar al Abadi della liberazione di Mosul

Musica, bandiere, canti: così la capitale irachena, Baghdad, ha festeggiato l’annuncio dato ieri dal premier Haidar al Abadi della liberazione di Mosul. Ci sono voluti nove mesi di battaglia prima di scacciare le milizie dello Stato islamico (Isis) dalla seconda città irachena dove nel 2014 Al Baghdadi dichiarò la nascita del califfato. L’esercito regolare sembra essere ancora impegnato in combattimenti nel centro di Mosul per eliminare le ultime sacche di resistenza dell’Isis. Secondo fonti militari sarebbero ancora tra 50 e 100 gli edifici controllati dai jihadisti. Alcuni di loro hanno con sé le famiglie, ma si teme anche per la presenza di molti altri civili che non sono finora riusciti a fuggire. Le operazioni delle forze governative, comunque, procedono a rilento anche per la necessità di bonificare le aree riconquistate da trappole esplosive lasciate dai miliziani del ’Califfato’ prima di ritirarsi. La situazione umanitaria è disperata, la Città vecchia, secondo fonti locali, è quasi totalmente distrutta. I militari iracheni affermano che al suo interno opossano trovarsi ancora 15 mila civili. 750 mila quelli messi in fuga da febbraio, inizio dell’offensiva. Per il Norwegian Refugee Council (Nrc) gli sfollati rappresentano circa la metà della popolazione di Mosul. Per ricostruire solo le infrastrutture essenziali della città  si stima una cifra superiore al miliardo di dollari.

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