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Siria, Aleppo prova a ripartire

A sei mesi dalla fine dei combattimenti e a pochi giorni dall'annuncio della sua liberazione dallo Stato Islamico, Aleppo, città martire siriana ridotta in gran parte in macerie, prova a ripartire

I combattimenti veri e propri sono cessati poco più di sei mesi fa ma la notizia della sua liberazione è arrivata solo lo scorso 6 luglio, a ridosso di quella di un’altra città martire, quella irachena di Mosul. L’annuncio della liberazione di Aleppo, in Siria, è giunto dal ministero degli Esteri russo che ha comunicato di averla liberata “totalmente” dai miliziani dello Stato Islamico. In città, intanto, la popolazione cerca di riprendere la vita normale ma le sfide da affrontare sono tante. La ricostruzione, innanzitutto. Oggi tra gli abitanti di Aleppo si stima che “il 70% delle famiglie sia senza tetto e senza rifugio”. La città è semidistrutta, da ricostruire non sono solo le case, ma anche strade, scuole, ospedali. Va garantita l’erogazione di acqua e di energia elettrica, oggi fornita solo per poche ore al giorno. Poi il lavoro. Aleppo era il cuore economico della Siria poiché forniva il 60% della produzione industriale del Paese prima del conflitto. Un tempo ospitava 4 milioni di abitanti, oggi 1,4 milioni. Molte fabbriche e botteghe sono state chiuse o andate distrutte e, con esse, tanti posti di lavoro.

“Nonostante ciò, ad Aleppo la gente ha voglia di vivere e cerca di ripartire” dice al Sir l’arcivescovo greco-cattolico della città, monsignor Jean-Clement Jeanbart. “Le comunità cristiane locali sono presenti e attive per sostenere gli sforzi di chi continua ad amare questa città martire”. Nei giorni scorsi, per esempio, la parrocchia latina di san Francesco, nel quartiere di Azizieh, ha lanciato un centro estivo della durata di due mesi cui partecipano 860 tra bambini e ragazzi.

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