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Repubblica democratica del Congo, un paese nel caos

Don Jeannot Mandefu spiega le ragioni che hanno portato all’impasse politico-istituzionale attuale e provocato decine di migliaia di morti

Don Jeannot Mandefu durante il mese di agosto ha viaggiato in Italia per incontrare amici e comunità dove era stato ospite tra il 2005 e il 2012 (le parrocchie di Villafalletto e del Duomo nella nostra diocesi, la comunità di Massa Marittima in Toscana) e per raccontare, con il linguaggio franco e diretto che lo caratterizza, che cosa sta succedendo nel suo paese, la Repubblica Democratica del Congo. Il sacerdote, che ha 54 anni, vive nella regione del Kasai, teatro degli scontri più violenti in questi mesi: è cappellano militare, coordinatore della pastorale nella diocesi di Kananga e insegnante presso il seminario locale.

Il Paese, come scrivemmo già in un articolo pubblicato a marzo, si trova in una fase politica delicatissima: il secondo e ultimo mandato del presidente Joseph Kabila è scaduto lo scorso dicembre, ma finora non sono state indette nuove elezioni. Inoltre Kabila sta tentando di riformare la Costituzione per consentirgli di avere un ulteriore mandato alla presidenza.

Dopo mesi di faticosissime trattative, si era giunti a un accordo fra maggioranza e opposizione, detto “accordo di San Silvestro”, che prevedeva un anno di transizione ed elezioni entro la fine del 2017. Ma le fasi stabilite dall’accordo non sono state rispettate dal governo. Così il Paese è precipitato nel caos.

Questa, in sintesi, la situazione. Confermata dal racconto appassionato di don Jeannot: “Ci sono due eventi che spiegano questa drammatica situazione: il primo è il rifiuto di Kabila di lasciare il potere, come prevede la Costituzione, dopo due mandati...".

Articolo completo su La Fedeltà del 30 agosto