Volevo fare la giallista, ma sono finita nel pallone

Come amare il calcio facendone una passione e un lavoro, pur essendo “astemi”

Silvia, nel pallone. Lei è Silvia Sanmory, giovane signora fossanese trapiantata a Calosso - nell’Astigiano - per amore. Lui, il pallone, è la folgorazione per il calcio e per la Vecchia Signora, quella con la “s” maiuscola. In mezzo, la storia che l’ha portata in meno di un anno a diventare “apprendista tifosa”, come si definisce, facendo di una passione inaspettata un lavoro. Già, perché se si scorre uno dei qualsiasi social o siti sui quali Silvia è presente, oppure il suo blog (silvianelpallone.blog), verrebbe da pensare che Sanmory è giornalista sportiva navigata, e invece… Così come verrebbe da pensare che chi abita nella patria del Moscato, Barbera, Freisa, Grignolino, Bonarda, Gamba di Pernice… (solo per citarne alcuni) sia un buon bevitore, e invece… Silvia è astemia, e non sa nulla o quasi di calcio (per ora non è nemmeno mai andata allo stadio). Perché questa è una storia bella, di come le cose non sempre sono come uno se le aspetta, anzi… Ma andiamo per ordine: Silvia Sanmory ha scritto per dodici anni su questo settimanale, le storie fossanesi sono state la sua palestra, ma mai si è occupata di sport. Poi, sei anni fa, quando è nato Matteo - ahilei tifoso torinista - col compagno Andrea Pozzoli (ex dei Nomadi), arpista celtico e per nulla “malato” di calcio, una nuova vita.

Da cronista di Fossano, che ricordi hai?

Mi capitava di ascoltare i discorsi di Beppe Manfredi, lui ripeteva spesso: “Fossano è il paese delle quattro ‘p’, ovvero pneumatici (c’era la Michelin), pappagalli (per il Mercatino dei piccoli animali), panettoni e… porci!”. Diceva: “Abbiamo 26mila abitanti e 75mila maiali…”(sorride, ndr). Ricordo anche le interviste ai comici del Funny festival o ai modellisti di Expo-model…  lo sport neanche sapevo cosa fosse.

Ma come è arriva allora la quinta “p”, il pallone?

Era novembre dell’anno scorso. Avevo in testa di scrivere un romanzo giallo, ma non la solita cosa trita e ritrita. Volevo un protagonista nuovo, Alex. Ho pensato di farlo arrivare dal mondo del calcio, peccato che non sapessi nulla di pallone. Allora ho deciso di lanciare un appello, per farmi aiutare: hanno risposto Alberto e Manola, il primo è un mio ex compagno delle Medie, la seconda è una amica di Milano grande appassionata di moda, come me. Entrambi tifosi juventini mi hanno detto di iniziare a guardare le partite, assicurandomi che avrei potuto trovare da lì molti spunti.

 

Ma dal giallo, come genere, al giallo senape della seconda maglia della Juve, il passo non è scontato…

Guardavo la Juve in tv per lavoro: mi appuntavo tutto, seguivo le azioni con minuzia, poi… ho iniziato a vedere le partite con occhi diversi. Mi piaceva davvero, mi sono innamorata. Insomma sono diventata un’apprendista tifosa e ho deciso di aprire un blog per dare voce ai tifosi, di tutte le squadre. Per raccontare il tifo e le sue sfaccettature, magari - perché no - anche al femminile.

 

Quali impressioni ti porti a casa dopo questi primi mesi?

Ho notato l’assenza di sfumature. È tutto troppo spesso o bianco o nero. Per esempio ritengo abominevoli le offese che ho letto sui social dopo la finale di Cardiff di Champions dello scorso giugno (dove la Juve perse col Real Madrid e in piazza San Carlo a Torino un falso allarme bomba costò feriti e la vita a una ragazza travolta dalla folla in fuga, ndr). Dicevano: “Morite tutti, ve lo meritate perché siete juventini!”. Oppure: “Via le donne dal calcio, soprattutto se napoletane!”, questa me l’hanno scritta dopo che ho intervistato per il blog Caterina Autiero (già giornalista sportiva di Sky, napoletana). Accetto gli sfottò, ma quando l’offesa va sul personale è davvero disumanizzante e senza senso.

Ma il tifo che cos’è?

È condivisione. Frequento un bar a Santo Stefano Belbo e sono i titolari, Lorenzo e Gabriele, che spesso mi procacciano le persone da intervistare. Una bellissima collaborazione. Ma è anche ironia; la prima volta che sono andata in edicola a comprare la Gazzetta dello Sport ho chiesto: “Esce da sola la Gazzetta?”. E l’edicolante: “Sì, ma se vuole esce anche volentieri con lei!”. Anzi, auto-ironia: sono andata allo store della Juve a Torino, esco con la mia bella borsa piena e in via Roma vedo una torma di ragazzini in visibilio che osservano un uomo distinto con una moglie elegantissima. Lui, guarda lamiaborsa e sorride. Io non capisco e anzi sono attratta dalle splendile scarpe Valentino della signora… Più tardi, ci ripenso, vado sul sito della Juve. Beh, quel tizio era Benatia, il calciatore… mannaggia! (ride, ndr)

 

Adesso che progetti hai?

Oltre al blog che vorrei far crescere, ho iniziato una collaborazione con Gol di tacco a spillo che è un progetto editoriale, nato col quotidiano Libero, che narra di calcio con occhi femminili…

 

E di cosa ti occuperai?

Vista la mia passione per la moda, scriverò di “wags”, ovvero delle donne dei calciatori, sempre più personaggi di tendenza. Ma vorrei anche guardare al calcio femminile, mostrando come le professioniste guadagnino una miseria rispetto ai colleghi maschi. Adesso che il Cuneo femminile è della Juventus, potrebbe essere un buon punto di partenza per la mia storia.

 

Ma com’è vista la donna nel calcio?

Per molti è un organismo estraneo, ancora. Per alcuni, un mero abbellimento. Cioè, le conduttrici tv sono tutte di bella presenza, alcune molto competenti ma comunque di bell’aspetto. Cosa che non vale per i maschi.

 

E come sta Alex?

Già, il protagonista del mio romanzo da cui tutto è iniziato. Lui sta bene, seduto in poltrona coi suoi sciccosissimi slip-on di velluto. Se tutto va bene, beh, il prossimo anno finalmente potrete conoscerlo anche voi…