Padre Francesco Solano Casey

Testimoni del Risorto 30.08.2017

Adesso lo definiscono “il cappuccino più famoso tra gli americani” e a novembre lo faranno anche beato, ma all’inizio non è propriamente così. Cioè: pur giudicato da tutti esemplarmente buono e devoto, quindi pienamente degno della vita religiosa, fa problema la sua profonda incompatibilità con gli argomenti teologici, che invece dovrebbero essergli indispensabile corredo. E questo non perché sia un incapace, piuttosto perché non conosce la lingua tedesca e latina con le quali invece dovrebbe studiare, e le conseguenze sono facilmente immaginabili. Sesto dei sedici figli di agricoltori irlandesi trapiantati in America (precisamente nel Winsconsin), è volitivo, fantasioso e intraprendente, gran lavoratore e appassionato di tutti gli sport, eccezion fatta per il pugilato, per via delle botte che dovrebbe dare o subire. Taglialegna già a 15 anni, a 17 è conducente di tram e alcuni anni dopo istruttore delle tramvie elettriche, mentre impara a fare il fotografo, a suonare l’organetto e il violino e anche a dare concerti senza pretese. Sui 20 anni scopre la vocazione sacerdotale ed entra nel seminario diocesano di Milwaukee, ma delude tutti per i suoi scarsi risultati a scuola, dove i libri sono in latino e i professori parlano tedesco. Devono rimandarlo a casa e allora va a bussare dai Cappuccini di Detroit, che lo accolgono a braccia aperte, ma non riescono a far miracoli, perché anch’essi devono concludere che quel giovane, ormai maturo, davvero non è tagliato per studiar teologia. Dato che però sono altrettanto certi dell’autenticità della sua vocazione e delle doti da buon religioso che possiede, finiscono per avvalersi della facoltà (all’epoca prevista dal diritto canonico) di ordinarlo “sacerdos simplex”, il che prevede il divieto di confessare e predicare in pubblico, con il consolatorio auspicio che egli “sarà per la gente una specie di Curato d’Ars”. Di quanto invece sia profetica una tal affermazione, davvero nessuno può immaginarlo quel 24 luglio 1904, giorno della sua ordinazione, anche perché da subito gli sono affidate le mansioni tipiche dei “Fratelli”, di quanti cioè non sono ordinati sacerdoti: sagrestano, direttore dei chierichetti e portinaio. Se la prima gli è gradita, perché gli consente di passare lunghe ore in chiesa a servizio dell’Eucaristia, la seconda gli piace perché con essa può far innamorare i giovani per l’Eucaristia: si dice che più d’uno abbia maturato la propria vocazione sacerdotale semplicemente per avergli potuto servir messa e averlo visto come “trasportato” dal sacramento che celebra. Eccelle, però, soprattutto nel servizio di portinaio, svolgendo un ministero di ascolto e di consolazione che sembra assegnatogli direttamente dalla Provvidenza. In modo inaspettato e spontaneo, infatti, alla porta del convento comincia a confluire un fiume di miseria umana, una variegata gamma di necessità, malattie, dubbi e tristezze che ininterrottamente sfilano davanti al Padre che non può confessare, ma che sembra aver imparato direttamente da Gesù ad ascoltare, consolare, sorreggere e guarire. Sì, anche guarire, perché pure gli occhi dei più increduli devono ammettere il moltiplicarsi di guarigioni improvvise e la soluzione dei casi più intricati. Raccontano che siano in media 150/200 le persone che ogni giorno sfilano davanti a lui, alle quali egli dedica anche dieci ore ininterrotte di ascolto ogni giorno, riservando le altre alla preghiera e, soprattutto, alla messa, unica facoltà concessa al suo ministero, che comunque è celebrata e vissuta in modo tale da riempire ed illuminare tutta la sua giornata. È alla messa, infatti, che egli riconduce ed attribuisce quanto di meraviglioso avviene tra le sue mani: dovendo, per obbedienza al Padre provinciale, prendere nota dei prodigi che gli vengono segnalati, ne registrerà ben seimila, seicento dei quali presentano tratti di straordinarietà che hanno del miracoloso. E senza contare i “miracoli” di carità che da lui scaturiscono, come il ristorante cui ogni giorno affluiscono migliaia di poveri, o gli aiuti che per vie misteriose ma reali arrivano ai militari al fronte, durante la seconda guerra mondiale. Ha il tempo di festeggiare nel 1954 i 50 anni della sua ordinazione, prima di assistere al declino della salute, che gli impedisce il servizio di portineria, ma non il ministero dell’ascolto e della preghiera, cui si dedica fino al 31 luglio 1957, quando padre Francesco Solano Casey annuncia che quello sarà il “giorno meraviglioso” del suo incontro con Dio che realmente avviene, prima della mezzanotte, nel suo 87° anno di vita.