13.09.2017

“Non ero sbarcato in un paese sconosciuto, ma atterrato in una promessa” (Eric-Emmanuel Schmitt)

Sono a Roma. Una settimana di corso per i nuovi Vescovi. Nella testa gira e rigira il pensiero della nuova vita che mi attende a Pinerolo. Mi spaventa quel mondo per me ancora sconosciuto.  Mi spaventa il nuovo ruolo, le responsabilità, le scelte. Sembra un salto nel vuoto, nell’ignoto. Un salto dentro qualcosa di troppo grande per me, superiore alle mie forze.  Ed allora mi aggrappo alla frase letta quest’estate nel bel romanzo “La notte di fuoco”: “Non ero sbarcato in un paese sconosciuto, ma atterrato in una promessa”. Mi rendo conto che il futuro è proprio così, non è un paese sconosciuto, bensì una promessa. O, meglio, in apparenza è un paese sconosciuto, ma in realtà è sempre una promessa. Il futuro è sempre un insieme di possibilità che devono ancora prendere forma, di opportunità che devono ancora essere colte. Ho sempre pensato così il futuro ed ora me ne stavo dimenticando. Perché la paura ha proprio questo potere: ingigantire le ombre e nascondere le opportunità.  E la paura del futuro ti porta a vedere solo i problemi riducendo il futuro a minaccia. Ti azzera la fiducia e ti moltiplica il sospetto. Ti uccide la speranza e ti alimenta il cinismo. È uno dei mali del nostro mondo. Spesso ci ritroviamo, un po’ tutti, ad elencare le ombre del futuro e a dire frasi di questo tipo: “Se continuiamo così chissà dove andremo a finire!” “Ogni anno è peggio” “Non siamo mai finiti così in basso” “Per il domani non vedo nulla di buono”.  In questo modo ingigantiamo le ombre e coltiviamo la paura. Mentre dovremmo aiutarci a cercare nuove vie, nuovi sentieri, nuove opportunità. Per dare speranza a noi e alle nuove generazioni. Soprattutto noi credenti. Perché sappiamo che il futuro è una Promessa di Dio: Lui è già là, al lavoro, molto avanti a noi. Il futuro non viene dal caso o dal destino, ma dal genio creatore del Buon Dio. Il futuro è come la sorgente per il fiume, il futuro è sempre acqua fresca per la nostra vita. Questo non significa essere ingenui. So benissimo che il futuro di tutti arriva carico di scelte, di fatiche e di contrattempi. Ma anche carico di acqua fresca che rigenera. Nel futuro, anche quando sembra un paese deserto e sconosciuto, c’è sicuramente un pozzo. Con questa certezza possiamo affrontare la battaglia. Proprio come dice il nostro romanzo: “Secondo me la vittoria sta nel combattere, non nell’esito del combattimento”. Verissimo. Viviamo in una società che ci richiede continue prestazioni, continui successi, continui risultati. E ci giudica solo in base al successo delle battaglie. Mentre l’importante è aver osato combattere, pur nell’incertezza. Dice l’autore: “La bellezza di una battaglia non sta nella vittoria o nella sconfitta, ma nel motivo per cui si combatte”. Con questa libertà e gratuità affrontiamo il nostro futuro.