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04.10.2017

“Giorno dopo giorno, notte dopo notte eravamo insieme. Tutto il resto l’ho scordato” (W. Whitman, poeta statunitense, 1819-1892)

Caro lettore, oggi concludo questa rubrica. È stato un regalo che il giornale mi ha fatto. Ogni settimana ero “costretto” a fermarmi per scrivere ed era un dono per me, perché lasciavo le tante attività per meditare su qualche aspetto della vita. Soprattutto era un modo per parlare con te. In genere scrivevo pensando a te, alla tua vita, alle tue domande, alle tue fatiche, ai tuoi affetti. Scrivevo sentendo la tua compagnia. Era un momento carico di affetto. Proprio come dice il poeta: “Giorno dopo giorno, notte dopo notte eravamo insieme. Tutto il resto l’ho scordato”. Sì, pensando a questi  anni mi rendo conto che restano le relazioni, gli affetti. Sono prete da trent’anni, ho corso, ho creato tante iniziative, celebrato messe, fatto incontri… ma ora che me ne vado sento che rimangono le relazioni. Sia quella creata a distanza con te, caro lettore, sia quelle costruite giorno dopo giorno dentro le varie attività. In questi giorni l’affetto di tanti mi fa toccare con mano che nella vita contano le relazioni. Sostenuto da questo affetto parto. J. Keats diceva: “La vita è un’avventura da vivere, non un problema da risolvere”.
Verissimo. In questi giorni spesso sono tentato di pensare ai problemi che dovrò incontrare nella nuova Diocesi. Ma poi ripenso a questa frase e mi dico: la vita non è una serie di problemi, ma un’avventura, cioè un viaggio in cui la strada non è già segnata, ma si apre cammin facendo.

Un’avventura che viene dalle mani stesse del Creatore, che non smette di essere geniale nel suo creare. Un’avventura che vivo con la certezza che ho un Padre amorevole che si cura di me. Un’avventura in cui il Signore mi cammina davanti e mi apre la strada. Partire è un atto di fede prima che un elenco di problemi. Il Signore, nel Vangelo, ce lo ricorda: “Non preoccupatevi per il domani, guardate come il Padre si cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo ed abbiate fiducia: voi valete tantissimo, siete preziosissimi agli occhi del Padre” (cfr Mt 6). Così, in questa fiducia, parto. Sperando di poter dire, fra qualche anno: “Credevo di andare da qualche parte ed invece arrivavo altrove” (Eric-Emmanuel Schmitt). La tentazione è quella di fare progetti ed esigere che il futuro si adegui ai nostri progetti. Aver fiducia significa invece essere aperti alle sorprese, sapendo che il futuro è bello proprio perché non è il prolungamento del presente, ma la nascita di un “altrove”, la possibilità di un “altrimenti”. Parto sorretto da questa fiducia, con il cuore e la mente aperti alle sorprese del futuro, alle sorprese dello Spirito. E parto sorretto dall’affetto intenso e vero di tante persone, che porto e porterò sempre nel cuore. Ti auguro, caro lettore, un vita intensa. Buon cammino. 

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