Antonio Cavanis e Marco – 2

Testimoni del Risorto 25.10.2017

Dal 1806, Marco, che si è licenziato dal suo ben remunerato incarico, sceglie di lavorare per Dio a tempo pieno; ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale ed è sceso in campo accanto al fratello, perché l’Opera sta crescendo, ha esteso la sua attività anche alle ragazze, ha moltiplicato le sue iniziative e ha bisogno di nuovi collaboratori. La gratuità è il punto di forza della loro scuola, innanzitutto perché la cultura non si vende, secondariamente perché deve essere alla portata di tutti e la mancanza di mezzi economici non deve essere un ostacolo all’istruzione. Senza dimenticare, e i due fratelli non mancano di sottolinearlo ad ogni occasione, che l’attività delle loro “Scuole di Carità esercita non solo gratuitamente l’insegnamento, ma provvede principalmente a coltivare con ogni studio il cuore dei giovani senza risparmio di fatiche e di spese”. E per l’“educazione del cuore”, più che di maestri c’è bisogno di padri perché quella che hanno fondato non è “una semplice scuola, ma piuttosto una grande Famiglia in cui caritatevolmente si prestano i più essenziali soccorsi ai giovani per coltivarne l’ingegno e formarne al tempo stesso anche il cuore”. Una scuola in cui i giovani “sono considerati sempre non come scolari ma come figli” e per la quale servono “degli operai bene addestrati al difficile ministero della istruzione e educazione dei giovani e liberi ancora per dedicarvisi pienamente”. Così nascono i Padri delle Suole di Carità “che saranno dei sacerdoti diocesani, uniti da questa comune vocazione, che dovrebbero essere dedicati principalmente a quest’unico ministero, e ben addestrati e sciolti da ogni altra cura per eseguirlo compiutamente”; successivamente, con l’apertura della congregazione all’accoglienza delle ragazze, arrivano anche le Maestre delle Scuole di Carità, con il sogno, poi non realizzato, di fondare una congregazione di suore. “Quando si cerca di fare quel che si può e si è fatto ogni cosa, dell’esito lasciamo la cura al Signore”, è il loro motto, di cui scoprono a loro spese la veridicità, facendo i conti anche con i loro limiti fisici. Marco, per i troppi strapazzi cui si sottopone nel cercar consensi, vocazioni e benefattori, nel 1823, di ritorno da un “faticosissimo giro in cerca di aiuti”, si ammala tanto seriamente da arrivare in fin di vita e richiedere il viatico. Si salva per miracolo, restando di lì in poi compromesso nella salute. Antonio invece diventa cieco e dovrà essere aiutato dai confratelli più giovani sia negli atti del suo ministero che nel disbrigo delle pratiche per il governo della congregazione.  Pur malconci e vittime entrambi del loro ardore e del loro donarsi senza risparmio, sono costretti ad ammettere che “le fondazioni sempre costano assai, ma fruttano anche assai più di quello che costano”: le loro scuole si moltiplicano, il loro metodo educativo viene apprezzato sia dalla Chiesa che dall’autorità civile, le vocazioni maschili crescono di numero. “Questo è uno dei tempi più belli della nostra vita in cui possiamo avere la grazia di patire qualche cosa per amore di Dio”, scrive Marco anche a nome di Antonio. Il primo muore l’11 ottobre 1853, Antonio lo segue il 12 marzo di cinque anni dopo, ma altrettanto non accade con la loro creatura, le Scuole di Carità, oggi più conosciute sotto il nome di Istituto Cavanis, e operanti in Brasile, Ecuador, Colombia, Bolivia, Filippine, Romania e Congo. In vita i due fratelli erano riusciti, non senza sforzo e malgrado qualche incomprensione, a “educare il cuore” con alcune scelte controcorrente, unendo il gioco all’istruzione, organizzando attività teatrali, preparando libri di testo adatti ai ragazzi, occupandosi di ragazzi e ragazze, educando i ricchi e i poveri: oggi, con finalità analoghe seppur con formule nuove, l’Istituto Cavanis svolge ancora in questi Paesi in via di sviluppo attività apostoliche parrocchiali e di assistenza ai ceti più poveri. Non solo: a cento anni dalla morte dei fondatori sono nate anche le Suore Cavanis, avverando così il loro sogno della congregazione femminile. Anche la Chiesa si è interessata a loro, arrivando nel 1985 a dichiarare che i padri Antonio e Marco Cavanis avevano praticato in grado eroico, cioè di vera testimonianza e esempio, le virtù teologali, cardinali e quelle del proprio stato. Se verrà riconosciuto il miracolo attribuito alla loro intercessione saranno dunque proclamati beati due fratelli per i quali l’educazione era una “questione di cuore”.

(II - Fine)