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I Cristiani tornati nella Piana di Ninive: “È un miracolo di Natale”

Tra case ricostruite e chiese che rinascono. Tra luminarie e alberi natalizi che riprendono a dare calore e colore alla culla della cristianità irachena.

“Siamo tornati, siamo tornati”. La voce di padre Paolo Mekko, parroco caldeo di Karamles, villaggio cristiano della Piana di Ninive, non ha più il tono sommesso di quando raccontava la fuga dei cristiani, almeno 100mila, da Mosul e dai loro villaggi incalzati dalle bandiere nere dello Stato islamico (Isis). Era l’estate del 2014. Il Califfo al-Baghdadi voleva cancellare la presenza cristiana ma è stato sconfitto e i cristiani stanno tornando nelle loro proprietà, mano a mano che vengono ristrutturate e ricostruite. Un messaggio di speranza e di vittoria che trova ulteriore significato in questo Natale, “il vero primo Natale nei nostri villaggi oramai sicuri e liberati” dice il sacerdote. Non lo erano nel dicembre 2016, subito dopo la liberazione avvenuta solo due mesi prima. Molti jihadisti, infatti, erano ancora rintanati a combattere tra le case distrutte. Ma oggi i boati delle bombe, i sibili delle pallottole sono un ricordo che tutti, “qui nella Piana vogliono lasciarsi dietro le spalle. Vogliamo guardare avanti”. Rinascono le case e anche le chiese, in questo lembo di terra culla della cristianità irachena: lo scorso 8 dicembre è stata riconsacrata la chiesa di San Giorgio a Tellskuf, gravemente danneggiata e profanata da Isis e ricostruita grazie ad un contributo di 100mila euro da parte di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)... Continua a leggere.