Nota pastorale dei vescovi piemontesi: la sfida della misericordia e del discernimento

La Nota con gli orientamenti pastorali dei vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta chiama in causa le singole diocesi

A quasi due anni dalla pubblicazione di “Amoris Laetitia”, e sulla scia di altre Conferenze episcopali italiane ed estere, anche i Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta hanno scelto di mettere a disposizione delle loro diocesi un documento comune, una Nota pastorale a favore della comunità cristiana e di tutti coloro che hanno visto tramontare il proprio matrimonio, e che ora sono separati o divorziati soli, oppure che hanno dato vita ad una nuova relazione nella forma della convivenza o del matrimonio civile.

I vescovi hanno così raccolto la sfida che Papa Francesco indicava loro nel capitolo 8 di “Amoris Laetitia”, quando al numero 300 scriveva: “I presbiteri hanno il compito di accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo”, e lo hanno fatto non da soli ma in comunione tra di loro, senza cioè sottrarsi alla fatica del dialogo e dell’accordo, senza venir meno alla necessità di continuare a raccontare un Dio “vicino a chi ha il cuore ferito” come recita il titolo del documento, mostrandosi veramente “pastori con l’odore delle pecore”. E di questo dobbiamo essere grati, perché come attestano i social e altri mezzi di comunicazione, accanto ad un poderoso lavoro di recezione di “Amoris Laetitia” fatto a più livelli dalla comunità cristiana, non mancano prese di posizione più o meno autorevoli che mirano a denigrare l’insegnamento di Papa Francesco contenuto in questa esortazione, frutto di una iniziale consultazione di popolo e di ben due assemblee sinodali.  “Confusione nel popolo di Dio” e “cedimento della dottrina del matrimonio” secondo questi signori, sarebbero gli esiti a cui conduce “Amoris Laetitia”, la quale andrebbe semplicemente ignorata, soprattutto nel capitolo 8. I vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta invece, come del resto la quasi totalità dei loro confratelli, hanno scelto di sedersi attorno ad un tavolo e a partire dalle loro differenze (di cultura, provenienza, sensibilità, formazione, territorio…) sono stati capaci di unità, apponendo in calce al documento la firma di ciascuno. E di questo dobbiamo essere grati. 

Si tratta di un documento denso e articolato, che accanto ad una ripresa ed un commento al capitolo 8, si impegna ad indicare a tutti i soggetti in gioco le vie da percorrere per “accompagnare, discernere e integrare” ogni storia di amore, ferita o ricostituita, nella comunità cristiana. È un testo che come il capitolo al quale si ispira, non lascia spazio ad equivoci, perché “armonizza, autorizza e attualizza”.

“Armonizza”, cioè accorda comandamento di Dio e grazia della misericordia in riferimento al matrimonio e al suo fallimento possibile, sgombrando il campo dal sospetto di una Chiesa arresa alla società liquida, incapace di testimoniare l’unicità e l’irrevocabilità dei legami. Scrivono i vescovi: “Per questo, la misericordia non solo sostiene il bene della coppia e della famiglia, custodite dal comandamento, ma è capace anche di ricuperare le situazioni ferite, che hanno rovinato il rapporto uomo-donna e genitori-figli. L’annuncio più bello di «Amoris laetitia» è che non c’è nessuna situazione estranea all’amore di Dio”.

“Autorizza”, cioè consente ad ogni diocesi la possibilità di raccogliere i desideri di persone separate, divorziate e coppie in nuova unione, ed accompagnarli con la guida del vescovo e dei suoi collaboratori, verso il bene a loro possibile. A differenza di altre proposte pastorali, è lodevole la specificazione che ogni itinerario dovrà avere un tempo di avvio e una conclusione. Scrivono i vescovi: “In concreto, la diocesi favorisca la nascita di uno ‘spazio d’accoglienza’ che indirizzi verso figure competenti e disponibili: esso sia formato da una coppia o più coppie per l’accompagnamento, da un sacerdote per il discernimento, da un referente per gli aspetti psicologici o legali, da una o più famiglie che, per così dire, adotti la coppia in difficoltà. In tale spazio, si potranno discernere i percorsi possibili”.

“Attualizza”, cioè si rende conto della complessità e della mole di lavoro che una proposta del genere mette in moto, e coglie questa occasione per affiancare autorevolmente al servizio dei presbiteri, altre coppie. Scrivono i vescovi: “L’Esortazione di Papa Francesco affida a tutti i sacerdoti l’esercizio del discernimento pastorale. Questo ministero può apparire insieme fecondo e gravoso nella condizione concreta di molti sacerdoti e dei parroci in particolare. Pertanto, i sacerdoti sono invitati a discernere bene il tempo della mente e del cuore che possono riservare a questo ministero, il quale non può essere in alcun modo sottratto a loro (…) Se in coscienza vedono che il loro tempo e le loro capacità non sono sufficienti per il cammino proposto, possono inviare le coppie anche ad altri sacerdoti che si prestano per questo servizio delicato. La singola diocesi, con la guida del vescovo, designerà alcuni presbiteri, che formeranno, secondo il bisogno, uno o più gruppi di accoglienza con coppie ed esperti, per offrire una guida autorevole, saggia, competente, per il cammino di discernimento pastorale e personale”.

Il testo dei vescovi andrà quindi tradotto nelle sue articolazioni a livello di Chiesa locale, cioè ogni diocesi sarà chiamata a rendere possibile e accessibile un percorso personale o di coppia distinguendo “tra le situazioni matrimoniali cosiddette ‘irregolari’: a) le semplici convivenze; b) gli sposati solo civilmente; c) coloro che sono separati (o anche divorziati) e restano in questa condizione; d) i separati divorziati risposati civilmente”. Punto fermo della proposta è che “il cammino di integrazione avrà una duplice dimensione, sacramentale ed ecclesiale”, che tradotto vuol dire: poter finalmente valutare, con serenità e senza automatismi, la possibilità per ogni persona di poter chiedere il perdono per i propri peccati, essere riammessi alla Comunione eucaristica, poter offrire la propria testimonianza di vita e di fede nella comunità cristiana. 

Esprimendo viva gratitudine ai nostri vescovi, ora l’Ufficio Famiglia diocesano riprenderà in mano la bozza di itinerario già discussa con alcune coppie in nuova unione, docenti dello Studio Teologico, Consigli Pastorali e Presbiterali e operatori vari, per adattarla agli orientamenti contenuti nel documento. Poiché come scrive “Amoris Laetitia” al numero 291: “La grazia di Dio opera anche nello loro vite dando loro il coraggio di compiere il bene”, camminando per un tratto di strada a fianco di coppie in nuova unione, siamo certi emergeranno limpidi in quella storia i segni della presenza di un Dio lieto di rimanere vicino a chi ha il cuore innamorato, e di una Chiesa orgogliosa di poter essere testimone e a servizio di tale affetto.