Gli “intertesti” di Formisano e Guolo a palazzo Samone a Cuneo

A Cuneo in palazzo Samone.

A Cuneo in palazzo Samone venerdì 2 marzo si è inaugurata la mostra (che resterà aperta fino a domenica 25 marzo) dei pittori Giuseppe Formisano e Daniele Guolo, artisti che svolgono anche la loro professione di insegnanti presso il liceo artistico “Ego Bianchi” di Cuneo.
Come era facile prevedere, un pubblico foltissimo ha affollato il momento inaugurale introdotta da una stimolante presentazione di Fulvia Giacosa, che è la curatrice della rassegna, che ha scritto anche il testo introduttivo al simpatico catalogo che illustra mostra e che p diviso in tre parti intese, le prime due, a tracciare il percorso artistico dei due protagonisti e il terzo a dar ragione delle scelte che portano alla mostra stessa (definita una “mostra di amicizia e di stima” dalla curatrice) che muove dalla ricerca degli artisti sul frammento.
Presentando la rassegna, Fulvia Giacosa dice, tra l’altro: “Questa mostra nasce da amicizia e stima: Formisano e Guolo apparentemente si esprimono con linguaggi diversi, ma osservando le loro opere, trovo nella frammentarietà un punto di partenza comune. Entrambi raccontano il mondo attraverso frammenti, in un modo coerente alla realtà spezzettata che oggi ci circonda. Guolo esprime l’idea di un consumo che smembra gli oggetti, a cui l’artista oppone una ricostruzione che ne recupera la memoria, attraverso elementi ricomposti. È una poetica del residuale. Formisano utilizza frammenti immaginativi, allusivi per ricreare un mondo fantastico. L’artista oggi presenta il frutto di una ricerca che l’ha riportato, dagli Anni ’90, alla figurazione”.
Sia Giuseppe Formisano che Daniele Guolo da una trentina d’anni affiancano attività didattica e ricerca pittorica.
Una ventina di opere realizzate in tempi diversi, ricostruisce il percorso di ognuno.
Giuseppe Formisano, ha compiuto i suoi studi artistici a Napoli presso l’Accademia di Belle arti di quella città, ha lavorato nel campo della scenografia teatrale ed è poi approdato a Cuneo, dove insegna discipline pittoriche al liceo artistico “Ego Bianchi”, continuando al tempo stesso le sue ricerche sulla grafica dell’illustrazione dei libri per l’infanzia oltre che sulla ricerca pittorica in generale. Vive e lavora a Cuneo e una delle sue prime mostre in provincia l’ha tenuta proprio a Fossano, nell’ormai lontano 1987 (sono passati trent’anni!) partecipando ad una collettiva tenutasi alla chiesa del Gonfalone, promotrice la Fondazione F. Sacco allora animata dal prof. Giorgio Barbero e curata da Riccardo Cavallo, “La mappa e il luogo”. I partecipanti erano otto (Fagioli, Formisano, Musso, Odifreddi, Onteniente, Ovidi, Perlo, Valla). Ricordo di aver visto quella mostra ma, molto sinceramente, non ricordo le opere allora viste e non ne scrissi in quanto non mi ritrovo testi relativi nel mio (disordinato) archivio. Successivamente ho avuto modo di vedere sue opere (e di Daniele Guolo) nelle collettive del gruppo Leda a Cuneo (Fondazione Casa Delfino) e Bene Vagienna. Il colore la fa da primattore nella sua pittura e le figure l’artista fa rivivere nelle sue opere vengono ricostruite con un rigore assoluto, partendo da un  impianto grafico molto preciso che sembra voler richiamare una sorta di “architettura dell’immagine”.  Un modo di far pittura che affascina e suggestiona anche se non mi azzardo oltre essendo state troppo poche le occasioni di vedere in mostra le sue opere. Ma. come è stato scritto i suoi lavori appaiono “come interpretazioni trasfigurate del mondo reale, condotte con un linguaggio espressivo fondato sulla forza autonoma di comunicazione dei segni e dei colori puri...”.  
È un discorso analogo e al tempo stesso diverso quello che si può fare per Daniele Guolo, torinese che, dopo gli studi al Primi Liceo artistico ed all’Accademia Albertina di Belle Arti torinese, vive e lavora da trent’anni circa a Cuneo, presente in tantissime collettive un po’ in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, ma anche negli Stati Uniti; Ha tenuto anche mostre personali a Torino, Cuneo e Milano e tra noi in collettive è stato anche molto presente (Saluzzo, Caraglio, Pinerolo, Cherasco, Alba, Piozzo). Per lui Guido Costa ha suggerito trattarsi di un idealista “dall’indole barocca, nutrita di citazionismo e di malinconia” mentre Dario Capello, in riferimento alle sue opere, ha scritto che in esse si respira “un clima, la scelta di un timbro e di un tono, un paesaggio psichico raggiunto nella magia dalla luce mitigata”. Dopo essermi soffermato a lungo ad osservare le opere presentate in questa rassegna, mi pare di leggere in esse un richiamo all’arte giapponese ancorché declinato in toni cromatici smorzati, che rendono protagonisti i bianchi ed i neri e aggiornati u soluzioni grafiche tipiche del nostro mondo artistico.
Per la mostra cuneese è stato scritto che “le opere di Giuseppe Formisano e Daniele Guolo dialogano nelle stanze di Palazzo Samone sul motivo del frammento, sorta di cellula primaria in grado di generare per via combinatoria un’impalcatura strutturante, un microcosmo di significati in divenire aperto a diverse configurazioni iconiche, formali e tecniche che finiscono di istituire tra loro intrecci intertestuali.
In entrambi infatti c’è la consapevolezza che la singola figura o segno pur mantenendo in toto la propria semanticità confluisce in un tutto dalle proprietà metamorfiche.
Sul disincanto nei confronti del mondo, una sorta di anestesia momentanea del cuore e sospensione dalla realtà come ebbe a dire Bergson, gli autori ci forniscono qualche strumento in più per affrontare la quotidianità”.
 La mostra resterà allestita fino al 25 marzo. Visite da giovedì a sabato dalle 16 alle 19. Ingresso libero.