Testimoniare la risurrezione nella tragica realtà del Brasile di oggi

Don Luigi Bruno ci scrive dalla periferia di Rio de Janeiro

Qui in Brasile stiamo vivendo la Quaresima all’insegna della campagna sul tema: “Fraternità e superamento della violenza”, motivati dalle parole di Gesù: “Voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Ancora una volta noi che crediamo in Gesù siamo posti davanti alla responsabilità di essere luce, sale e fermento in una realtà tragica che minaccia la vita umana. Penso di non stare esagerando quando parlo di realtà tragica: il Brasile non esiste più come nazione unica, come società di uomini liberi, come società di cittadini civilizzati. Esiste il Brasile dei ricchi che si sono impadroniti del potere, di tutte le forme di potere: economico, politico, giudiziario, di informazione. Ed esiste il Brasile dei poveri, sempre più poveri di soldi, di lavoro, di assistenza medica, di educazione scolastica, di diritti umani fondamentali, sempre più considerati colpevoli della crisi economica e sociale. È triste fare queste affermazioni, molto triste. Era questo il clima della riflessione del Consiglio pastorale diocesano quando si è cominciato a parlare della situazione che viviamo a Rio de Janeiro, principalmente qui nella periferia.

Ma allora, che fare? La prima cosa che mi viene in mente è “soffrire insieme a chi soffre”. Non abbiamo potere politico e economico per risolvere le cose, ma abbiamo il dovere di vedere in chi soffre la presenza di Gesù. È lui che lo dice: “Avevo fame, avevo sete, ero straniero…”. Soffrire insieme non per pena, ma per solidarietà. E allora scopri che è necessario ricostruire questo mondo. Allora scopri perché la Bibbia ripete molte volte: “Non abbiate paura” e che Gesù nel Vangelo ci mostra come unico cammino l’amore trasformato in gesti concreti. Mi rendo conto che stiamo vivendo la Via crucis: ci sono i cirenei, ci sono le donne, c’è la Veronica e soprattutto c’è la certezza che viviamo il dolore del parto, come dice San Paolo, ma alla fine ci sarà la Resurrezione.

Ancora una volta mi guardo intorno e vedo giovani professori donare parte del loro tempo per aiutare i gruppi di studio. In parrocchia ne abbiamo quattro, altri giovani cercano di trasmettere i valori della dignità umana attraverso lo sport. Vedo tanti anziani dividere la loro piccola pensione, donne che condividono la loro conoscenza sulle medicine naturali. La nazione Brasile stile capitalista sta crollando e uccidendo i suoi figli, ma la radice della solidarietà, della condivisione, della resistenza alimentata dalla fede prepara la ricostruzione, prepara una nuova vita, prepara la Resurrezione.

E allora posso dire buona Pasqua a tutti. Vale la pena credere nella Pasqua, quella vera che Gesù vive con noi nell’amore. Un grazie speciale a coloro che mi aiutano e condividono con me questo cammino attraverso le adozioni a distanza o altre forme di solidarietà. 

Grazie!

* Missionario a Rio De Janeiro