Inaugurata la mostra “Caricature dei Famosi” di Franco Bruna

Fino al 3 giugno nel palazzo comunale di Dogliani.

È stato uno dei più interessanti caricaturisti italiani del Novecento. Pittore, illustratore, incisore e scultore. Non era un vignettista d'attacco. Il suo tratto gentile non ha mai messo alla berlina il soggetto ritratto che veniva invece presentato al meglio. E la gentilezza resta la cifra stilistica che ha contraddistinto la sua vita personale, umana e professionale”.

Così Dino Aloi tratteggia la figura di Franco Bruna, classe 1935 scomparso nel 2014, all'inaugurazione della mostra postuma “Caricature dei famosi” presso il museo civico di Dogliani visitabile fino a domenica 3 giugno. Una carrellata di personaggi del  mondo dello spettacolo, della politica, della scienza e della cultura sotto la lente d'ingrandimento della sua abile matita.

Era una persona schiva, riservata e taciturna. Di lui mi resta lo sguardo da fanciullo rivolto al mondo, sprofondato nella fantasia ma al bisogno pragmatico; su di lui si poteva contare, sempre”. Sono le parole della figlia Monica, giornalista e scrittrice, che lo ricorda con affetto.

Nella sua lunga carriera, Franco Bruna ha collaborato con le più importanti testate giornalistiche: da La Stampa, a La Gazzetta dello Sport, da il Corriere della Sera, a L'Espresso, da Panorama, ad Airone per citarne alcune.

Il suo era un lungo lavoro di ricerca  - continua Monica - e lo faceva con amore perché gli piaceva; lavorava in casa e di giorno. Era genio e... regolatezza. Alla Stampa, a quel tempo in via Marenco, a consegnare le vignette, ci andava a piedi, perché era vicino a casa. La caricatura rappresentava un concentrato di articolo. Guardandola si capiva il contenuto del pezzo”. Prima schizzava a matita poi ripassava con pennino e china; nel tempo era passato al colore dai toni morbidi.

In sala, tra il pubblico, anche Tomaso figlio del giornalista e scrittore Giovanni Arpino di cui Franco Bruna era molto amico. “È stato proprio Giovanni Arpino - prosegue Monica -  a portare alla redazione di Stampa Sera nel 1971 la caricatura di papà che ritraeva i pesi massimi Cassius Clay e Joe Frazier durante il loro incontro di boxe. E di lì tutto cominciò. Al tempo, mio padre lavorava come impaginatore e grafico nella ditta interna a La Stampa e Arpino sovente veniva a casa nostra”.

 

Servizio completo e intervista integrale a Tomaso, figlio di Giovanni Arpino, su “La Fedeltà” di mercoledì  23 maggio.