50 anni fa l’ “Humanae Vitae” di Paolo VI

L’Atism (Associazione teologica italiana per lo studio della teologia morale) ha scelto il tema dell'enciclica per il suo congresso svoltosi a Torino

La sua pubblicazione provocò un grande e controverso dibattito, come nessun altro documento pontificio. Era il 1968, il periodo della grande contestazione, quando Paolo VI promulgò il 25 luglio, l’enciclica Humanae vitae. Ancora oggi esistono discrepanze sulla valutazione morale dei metodi di regolazione delle nascite, ma con uno sguardo più ampio a tutto ciò che vive e cresce intono alla sessualità, all’appartenenza di genere, alla maternità. Non è un caso, quindi, che l’Atism (Associazione teologica italiana per lo studio della teologia morale) abbia scelto per il suo XXVII congresso proprio il tema “Sessualità, differenza sessuale, generazione. A cinquant’anni da Humanae vitae”. Teologhe e teologi, la settimana scorsa, sono giunti da tutto il Paese a Torino per un confronto aperto e costruttivo tra loro e con i numerosi relatori tra cui Gilfredo Marengo, Maurizio Chiodi, Lucia Vantini, Maurizio Faggioni, Gianpaolo Dianin.

Uno dei convegnisti, il teologo Santo Lepore, sposato, padre di due figli e nonno di sei nipoti, quando venne pubblicata l’enciclica era ancora studente che “viveva sull’onda dei cambiamenti e movimenti del ‘sessantotto’”. Racconta di essersi sposato nel 1973, “ho vissuto l’inizio della vita matrimoniale quando erano ancora forti le tensioni e le polemiche sul documento Humanae vitae nell’ambito della vita ecclesiale e tra i cattolici. Queste tensioni - prosegue - avevano una ricaduta in particolare sulle giovani coppie cattoliche che cercavano di comprendere e mettere in atto le sue indicazioni che al n. 12 sosteneva la “connessione inscindibile” tra sessualità e generazione nel matrimonio, cioè il nesso inscindibile tra fecondità dell’amore e responsabilità della generazione”. Rammenta di quando “come coppia, alla ricerca di come vivere la sessualità nell’ambito del matrimonio, ci si rivolgeva in ambito ecclesiale per avere chiare indicazioni morali su tale scottante problema, ma il più delle volte si ottenevano risposte contrastanti tra di loro”. Ora viviamo in un contesto completamente differente, come hanno evidenziato il vescovo Brambilla, il sociologo Garelli e la psicologa Bertoni nel tracciare i confini del mutamento culturale odierno di fronte al tema degli affetti, dei legami, della fecondità.

Tra le riflessioni che hanno analizzato il peso che il documento Humanae vitae ha avuto nella storia della chiesa, a partire dal suo percorso compositivo e dalle reazioni che suscitò la sua pubblicazione e quelle che hanno cercato di rileggere l’Humanae vitae alla luce dei cambiamenti avvenuti e delle nuove conoscenze disponibili in ambito scientifico (scienze umane e naturali) che hanno particolarmente inciso sulla comprensione e sulle pratiche riguardanti la corporeità sessuata e la generazione/filiazione, Lepore ammette che ha trovato “le seconde riflessioni più significative, interessanti e utili, perché permettono un’apertura, la possibilità di un “dialogo”, un “linguaggio” spendibile nei diversi contesti della cultura contemporanea: educativi, scolastici, filosofici, scientifici (neuroscientifici e neuropsicologici)”.

“Il convegno è stata l’occasione per inquadrare in una ragione teologica i tre aspetti amore, generazione e dimensione sessuale e di riflettere - sottolinea don Antonio Sacco - sull’Humanae vitae che ha avuto una genesi, una vita e ora è una proposta, come evidenzia nel suo libro il teologo Martin Lintner”.

Il congresso ha anche eletto il nuovo presidente per i prossimi quatto anni: il novarese don Pier Davide Guenzi, affiancato dal vicepresidente Salvino Leone, sposato padre e nonno, il primo laico a ricoprire un ruolo apicale nell’Atism, confermato, inoltre, il segretario don Salvatore Cipressa. “Oltre a ringraziare per la fiducia che mi è stata accordata, - afferma il neopresidente Guenzi - esprimo la soddisfazione per la qualità delle relazioni che hanno posto in luce i vari aspetti, le differenti interpretazioni e i diversi snodi dell’enciclica letti da più versanti: sociologico, psicologico, culturale. Frutto di una ricerca teologica di grande spessore”.