A Carmagnola Palazzo Lomellini ospita Pittori Russi

La mostra è stata inaugurata il 31 agosto  e proseguirà fino al 14 ottobre..

In occasione dell'annuale "Sagra del Peperone" a palazzo Lomellini è stata organizzata una rassegna collettiva dedicata a "Postimpressionisti russi" (Olga Bogaevskaja, Maya Kopitzeva,  Dmitrij Kosmin,  Boris Lavrenko ,  Georgij Moroz ,  Gleb Savinov,  Aleksej e SergejTtkacev, Nadezhda Vorobieva , Vjacheslav Zabelin), rassegna che nasce dalla collaborazione del Comune di Carmagnola con la galleria torinese "Pirra", fondata dal fossanese Stefano Pirra ed ora condotta dalle figlie Daniela e Gabriella,

La mostra è stata inaugurata il 31 agosto  e proseguirà fino al 14 ottobre  ed è proficua occasione per tornare a incontrare le opere di un gruppo di artisti che il gallerista fossanese/torinese fu tra i primissimi a far conoscere in Italia.

Girando nelle sale della mostra carmagnolese ci imbattiamo nelle opere di Olga Boagevskaja e ciò che colpisce nella sua  pittura  è  l’individuazione del proprio ideale estetico nella semplicità del quotidiano. I temi della famiglia  e dell’infanzia dominano la sua produzione artistica, che si tratti di scene di genere, ritratti o anche di nature morte. La Bogaevskaja  (sposata con il pittore Gleb Savinov pure presente in mostra) dipinge ciò che conosce: ritratti delle persone a lei vicine, l’infanzia, nature morte molto semplici immerse in atmosfere limpide e rasserenanti.

Maya Kopitzeva è considerata una dei principali rappresentanti della Scuola di pittura di Leningrado e tra i più brillanti coloristi  russi della seconda metà del XX secolo. Particolarmente significativo nel suo percorso artistico è il periodo trascorso in Uzbekistan quando l'accademia fu trasferita a Samarcanda durante la II guerra mondiale. Le insolite condizioni di vita e la bellezza dell’architettura uzbeka rimasero senza dubbio impresse nella memoria della giovane pittrice, così come, successivamente, il soggiorno presso la dacia accademica vicino a Volochek nella regione di Tver’ (1953), dove iniziò sbocciò pienamente il suo talento pittorico.

La produzione di Dmitrij Kosmin, prevalentemente rivolta al genere del paesaggio, rivela un profondo legame con la terra d’origine ed è multiforme tanto quanto varia e mutevole è la natura russa. I soggetti delle sue tele spaziano, infatti, dalle sterminate distese siberiane alle rive soleggiate della Crimea, dalle terre bruciate dell’Asia centrale all’incanto semplice dei dintorni di Mosca, dallo splendore delle antiche città orientali ai piccoli villaggi di pescatori del nord. Il linguaggio di Kosmin è impetuoso, talvolta decorativo e fine; la predilezione per le tinte  intense e la plasticità sicura della forma accentuano l’intonazione emozionale delle sue opere. Il lavoro in regioni e latitudini diverse offre a Kosmin la possibilità del confronto e permette di cogliere il senso profondo dell’irripetibilità dei vari luoghi e momenti.

Per Lavrenko  la natura che lo circonda nell’infanzia, le immense steppe, il fiume Don, avranno una forte influenza sulla formazione del futuro pittore, uno dei più autorevoli rappresentanti della Scuola di pittura di Leningrado. Nel paesaggio trova la libertà della ricerca compositiva e margini di sperimentazione cromatica all’interno di una figurazione di solida impostazione. Le sue opere, in particolare quelle animate da figure impegnate in attività quotidiane, trasmettono spontaneità e gioia di vivere.

Colpisce il visitatore la sempre straordinaria freschezza e genuinità dei soggetti nella la pittura di Moroz, considerato uno dei maggiori rappresentanti del Post Impressionismo russo che ha maturato una dimensione espressiva capace di conferire al quadro un’atmosfera di poesia  lontana dalle tematiche politiche di regime.

Grazie alla brillantezza dell’impasto materico, acceso e nello stesso tempo delicato, risolto con robuste pennellate in un vibrante e luminoso colorismo, l’artista ucraino ha saputo sviluppare una poetica radicata nella realtà in cui vive, prediligendo soggetti semplici, serene immagini di vita familiare e paesaggi di campagna dalla sorprendente luminosità atmosferica.

Con questi artisti ritroviamo Gleb Savinov (abbiamo già ricordato che era sposato con la Bogaevskaja) che appartiene alla generazione di artisti i cui destini hanno coinciso con gli eventi storici che hanno sconvolto la Russia nel XX secolo e dai quali, umanamente e professionalmente, sono stati inevitabilmente segnati. Entrato all’Accademia nel 1934, si forma sulle opere classiche russe ed europee, ma sviluppa da subito e riesce a conservare nel tempo uno sguardo personale e originale sul mondo. Filtrati dal suo occhio, soggetti apparentemente banali diventano unici, momenti quotidiani appaiono rari; infatti, pur essendo un artista politematico, il genere in cui egli dimostra un’eccezionale abilità nel rappresentare pienamente la vita è paradossalmente il cosiddetto “piccolo genere. Lo stile è pulito, piano ed elegante.

In mostra anche opere di Nadezhda Vorobieva che si contraddistinguono per la predilezione di soggetti legati all’infanzia. Nelle sue tele, di rara suggestione, si respira soprattutto la spensieratezza della prima età, colta nei bambini mentre giocano nella neve, oppure s’intrattengono con i compagni di scuola e si scambiano sguardi complici, o in situazioni di intimità domestica, o nel sonno sereno dei più piccini.

Inoltre, sempre in mostra, sono presenti opere dei fratelli Tkacev, artisti di origine contadina nati nel piccolo villaggio Chuchunovka, nell’odierna regione di Bryansk;  Sergej intraprende i primi studi artistici a Vitebsk, Aleksej a Mosca.

Dopo la seconda guerra mondiale studiano all’Accademia Surikov di Mosca sotto la guida di grandi maestri quali Sergej Gerasimov e Igor Grabar. Dopo ver lavorato ognuno per conto proprio nei primi anni cinquanta del secolo scorso danno inizio ad una singolare collaborazione artistica e dipingono anche a quattro mani

Unanimemente riconosciuti dalla critica tra i principali rappresentanti della pittura russa del secondo dopoguerra, influenzandone lo sviluppo, i fratelli Tkacev sono esponenti di spicco del realismo russo degli anni Cinquanta e Sessanta, ampiamente contaminato dall’Impressionismo sovietico che ha attraversato tutto il XX, fino a lambire il XXI secolo.

A chiudere la rassegna diverse opere di Zabelin, nato nel 1935 a Khamovniki, uno storico quartiere di Mosca. Come la maggior parte degli artisti russi, Zabelin è stato fortemente influenzato dal mondo che lo circondava: "Sono nato e cresciuto a Mosca... le vecchie strade, le stranezze nascoste di questa città, il monastero di Novodevichii, mi hanno trasformato in un artista", era solito dire. Ma la maggior parte delle opere che ammiriamo provengono dalla zona di Rostov..

Una mostra interessante che si può vedere fino al 14 ottobre nelle belle sale di palazzo Lomellini. E se andare a Carmagnola prima del 29 settembre, potrete godervi anche la mostra allestita alla "Saletta d'Arte Celeghini", con opere di altri artisti russi, di più piccolo formato.

Quadro di Sergej Tkacev: "Betulle gialle"