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“Non toccate lo Sprar”

A Fossano con questo sistema di integrazione sono accolti 6 migranti, più altri 30 che si aggiungeranno a breve. Ma il decreto Salvini potrebbe riportarci alla logica dell’emergenza. I timori degli addetti ai lavori  

Saliranno a 36 i posti assegnati ai migranti a Fossano con il sistema di accoglienza Sprar.  Ai primi sei - che sono stati attivati da alcuni anni - stanno per aggiungersene infatti altri 30, che verranno affidati alla cooperativa Orso con altrettanti migranti che saranno dislocati in più alloggi per un’accoglienza diffusa e in gruppi numericamente contenuti. Attualmente - fanno sapere dalla Cooperativa - è stata presentata la documentazione al ministero ed è attesa l’autorizzazione delle strutture (gli alloggi). Dopodiché si potrà partire. 

Lo Sprar è un sistema alternativo a quello emergenziale dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), che la prefettura affida a privati attraverso bandi. Anche negli Sprar, i richiedenti asilo ricevono vengono gestiti da cooperative, ma queste ultime - diversamente dai Cas - sono scelte direttamente dai Comuni, che esercitano l’attività di controllo. Come nei Centri di accoglienza straordinari, i gestori garantiscono vitto e alloggio, ma in nuclei abitativi più ridotti e svolgono un’attività maggiormente orientata all’integrazione, con percorsi più incisivi di formazione linguistica, scolastica e professionale. 

I sei posti Sprar attivati a Fossano (con durata semestrale rinnovabile) hanno già visto turnare alcuni gruppi di ragazze. Con buoni risultati. Tra quelle transitate in passato, infatti, una ha trovato lavoro e vive a Fossano, un’altra a Savigliano. Altre si sono stabilite nel resto d’Italia o all’estero. Hanno già iniziato il cammino lavorativo anche alcune di quelle presenti attualmente: due come stagionali agricole, una in lavanderia, mentre una quarta ha iniziato il servizio civile universale (con la mansione di assistenza ai minori) e una è in tirocinio presso un’azienda meccanica. 

Proprio per questo è forte l’inquietudine tra gli addetti ai lavori sulle possibili ricadute del decreto Salvini, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri. Tra le prime reazioni segnaliamo la “forte preoccupazione”della Rete di imprese “Rifugiati in Rete”, composta da nove cooperative sociali che si occupano di accoglienza in provincia di Cuneo. Questo allarme è legato in particolare a due aspetti del decreto: l’abrogazione della protezione umanitaria (una delle modalità con cui viene riconosciuto il diritto dei migranti a restare in Italia), che verrebbe sostituita con permessi temporanei per una serie limitata di casi, e la limitazione di accesso agli Sprar. 

Articolo completo su "la Fedeltà" di mercoledì 3 ottobre