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I custodi di Casa Alberione

Giustina e Paolo Negro dal 2012 curano l’accoglienza e l’ospitalità nella casa natale del fondatore della Famiglia Paolina

Giustina si occupa delle pulizie, della cucina, delle aiuole, di mantenere in ordine gli spazi comuni. Paolo è il tuttofare, a lui spetta la manutenzione ordinaria, lo sfalcio dei prati, la cura degli alberi… Sono loro che dalla primavera del 2012 custodiscono la Cascina natale di don Giacomo Alberione. La Nuove Peschiere (nome originario della cascina, posta sull’altopiano di San Lorenzo, dove nel 1884 nacque il fondatore di molte opere raccolte attorno alla Famiglia paolina) è oggi luogo di memorie del beato e centro di spiritualità.

Paolo e Giustina Negro sono di Marene: sposati, con 4 figlie ormai grandi, da 21 anni fanno parte dell’Istituto Santa Famiglia, istituto di vita secolare consacrata per coppie di sposi cristiani voluto dallo stesso Alberione sul letto di morte. Mi accolgono nella cascina Alberione in un caldo pomeriggio di inizio ottobre.

“Io mi prendo cura degli spazi all’esterno della casa, dei prati, dei locali di servizio… essendo nato fabbro, mi occupo di tutto ciò che è manutenzione ordinaria. Le aiuole sono invece il territorio di mia moglie che ha il pollice verde” dice Paolo. “Inoltre - aggiunge Giustina - io curo la pulizia e l’igiene dei locali interni, della cappella… se necessario cucino, per piccoli gruppi. Avendo una sorella ‘Pia discepola’, ho conosciuto il beato Alberione quando ero piccola e sono molto legata a questo carisma. Ci offrirono di fare i custodi di questa casa già nel 1999, al momento in cui venne inaugurata, ma allora avevamo ancora troppi impegni familiari; poi sei anni fa abbiamo nuovamente risposto all’appello e l’allora superiore generale della Società San Paolo don Silvio Sassi ce l’affidò. Del resto, don Renato Perino (superiore generale dal 1980 al 1992, ndr), che a suo tempo aveva comprato la cascina e l’aveva ristrutturata, ci teneva tanto che fosse proprio una coppia di coniugi dell’Istituto Santa Famiglia a gestirla. Prestiamo servizio come volontari, non riceviamo alcun stipendio e neppure rimborsi spese. Però lo facciamo molto volentieri perché questa casa è tutto per noi”.

Prima del loro arrivo c’era un sacerdote che si occupava di animare e custodire la casa: dal 1999 all’estate 2011 hanno abitato qui don Paolo Di Figlia e don Gino Valtorta. “A causa della scarsità di preti, la casa è rimasta vuota per otto mesi - dice Giustina -. Il giovedì santo del 2012 ci hanno consegnato le chiavi. Quando siamo arrivati ci siamo buttati le mani nei capelli!”. “Il prato e le aiuole erano pieni di erbacce infestanti - racconta Paolo -, l’interno era un gran disordine, la casa era stata invasa da coccinelle, cimici, formiche… Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo buttati anima e corpo nell’impresa. Ci sono voluti sei mesi per ripulire tutto e rendere i locali accoglienti”.

Oltre ai lavori di pulizia, Giustina si occupa anche dell’animazione spirituale. Un tratto specifico del carisma dell’Istituto secolare di cui fa parte insieme al marito è che le famiglie si impegnano a dedicare del tempo alla preghiera: la prima domenica del mese, con inizio alle 15, c’è l’adorazione eucaristica (che guida la stessa Giustina) in comunione con la Famiglia paolina sparsa in tutto il pianeta; la seconda domenica del mese dalle 14,30 c’è il ritiro spirituale (guidato da un sacerdote), con riflessioni su temi riguardanti il cammino di coppia, seguito dalla messa e dalla celebrazione dei vespri. “È un momento fondamentale nel cammino delle coppie, soprattutto di quelle più giovani impegnate nel lavoro durante tutta la settimana” spiega Giustina.

Questi due appuntamenti di riflessione e preghiera (i prossimi sono il 4 e il 18 ottobre) scandiscono il mese alla casa Alberione e sono aperti a tutti coloro che desiderano partecipare.

“Qui tutti siamo nati”

La casa natale, da quando è stata ristrutturata, è ovviamente meta di tanti religiosi, consacrati e laici della Famiglia paolina che giungono qui dai cinque continenti (sono presenti in 38 nazioni) come pellegrini per conoscere le proprie radici o per ritiri spirituali e convegni. “Qui tutti siamo nati! Passano ogni anno dai 500 ai 600 paolini - dice Giustina -, visitano la casa (e magari fanno due passi fino ai laghetti e al boschetto adiacente), si recano nella chiesa di San Lorenzo dove l’Alberione venne battezzato… Ricordo un sacerdote paolino di 83 anni proveniente dall’Argentina, che dopo aver visto la casa ci abbracciò e ci disse: «Ora posso morire in pace!»”.

E poi ci sono i gruppi di giovani, di adulti, coppie, sacerdoti, religiose, gli ospiti delle case per anziani… che scelgono la Casa natale dell’Alberione perché su questo altipiano sospeso tra il Monviso e le Langhe trovano silenzio, pace, tranquillità. Arrivano da Fossano, da Savigliano, da Marene, da Centallo, da Cuneo… “Abbiamo ospitato anche gruppi di scout - dice Paolo - che hanno piantato le tende nel grande prato dietro la casa. Don Derio Olivero, ora vescovo di Pinerolo, quando portava qui i gruppi giovani era solito celebrare la messa sotto la grande quercia”. Inoltre, accanto alla casa c’è un ampio locale che può accogliere oltre duecento persone e che viene messo a disposizione dei gruppi numerosi. C’è la possibilità di fare pranzo con servizio catering, di tenere feste di compleanno, “ma niente alcolici e presenza obbligatoria di genitori perché questa è una casa di preghiera” precisa Giustina. “Ovviamente la usiamo a giugno, quando religiosi, consacrati e laici appartenenti alla Famiglia paolina si riuniscono qui per l’annuale festa”.

Nel complesso i numeri sono aumentati parecchio negli ultimi anni, un indicatore lo testimonia: “Le ostie consumate durante le celebrazioni che si svolgono nella cappella della casa - spiega Giustina - sono passate da circa duecento del 2012 alle tremila dell’ultimo anno”. Indubbiamente tutto ciò si deve ai locali funzionali ed efficienti (la struttura è adatta ai disabili), ma soprattutto alla cura nell’accoglienza cui Giustina e Paolo si dedicano con generosità.

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Luogo di memorie e centro di spiritualità

L’antica casa rurale (cascina delle Nuove Peschiere), il cui nucleo originario risale a metà settecento ed in cui il 4 aprile 1884 nacque don Giacomo Alberione, nel 1999 veniva trasformata in un centro di spiritualità. Immersa nella quiete della campagna sull’altopiano che sovrasta San Lorenzo, con splendida vista sulle alpi Marittime e sulle Langhe, la casa natale dell’Alberione - ristrutturata in modo da conservare una parte di memorie delle umili origini del santo - è punto di riferimento per i religiosi paolini. I suoi locali e le sale conferenze, capaci di ospitare fino a cento persone, la rendono un’oasi di silenzio pronta ad accogliere gruppi giovani, adulti, coppie, sacerdoti… ma anche occasioni di festa e di amicizia. Per informazioni contattare Giustina (338.9222064) o Paolo Negro (335.8096179).