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Matteo Farina

Testimoni del Risorto 07.11.2018Si conclude questa settimana la lunga carrellata dei “testimoni giovani” con cui la nostra rubrica ha cercato, a modo suo, di accompagnare il Sinodo dei giovani che si è svolto a Roma nel mese di ottobre. Dalla settimana prossima e fino alla fine dell’anno si ritorna ai testimoni “ordinari”, mentre per il 2019 sta maturando qualche novità che cercheremo di illustrare sui prossimi numeri. Buona lettura.

Un asso in chimica e in matematica. Voce da popstar e leader di un gruppo musicale. Versatile negli sport e abile nel suonare la chitarra tanto quanto il basso. Ma soprattutto quotidianamente devoto a quella che chiamava la sua "missione di infiltrato tra i giovani", chiamato a "parlare loro di Dio". Così i giornali del Salento provano a sintetizzare la breve vita di Matteo Farina, portato via ad appena 19 anni da un tumore cerebrale, affrontato con una tale serenità da lasciare un solco profondo e fecondo che ha portato, ad appena sette anni dalla morte, all’apertura del processo di canonizzazione, felicemente conclusosi nella fase diocesana il 24 aprile 2017. Sembra, all’inizio, la classica storia del “ragazzo per bene”, che a scuola non ha problemi, suona in una band ed ha pure la fidanzata, eppure qualcosa in più dev’esserci se già adesso parlano di lui come di un “quasi santo 2.0” e se così profondamente riesce ad incidere sui giovani. Nasce il 19 settembre 1990 ad Avellino, ma la sua breve vita si volge interamente a Brindisi. Ai francescani della sua parrocchia è debitore della profonda connotazione francescana della sua spiritualità e, forse, anche del suo “sogno dei 9 anni”, che non a caso ha protagonista Padre Pio. “Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice devi farlo capire agli altri, in modo che questa felicità possano viverla anche loro”, si sente dire in sogno dal frate di Pietrelcina e Matteo prende molto sul serio l’incarico ricevuto; da quel preciso istante inizia la sua attività di “infiltrato”, soprattutto tra i giovani “per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore!”. È logico che nessuno, neppure Matteo, riesce a dare ciò che prima non possiede lui per primo. Ed ecco allora il ragazzo, che in famiglia ha respirato fede e preghiera fin dai primi anni, intraprendere un cammino tutto suo di intensa preghiera e di forte spiritualità, che ha il suo centro e la sua propulsione nell’Eucaristia, ricevuta con fede, adorata con amore, celebrata con gioia. E poi la Parola di Dio, che interiorizza e fa propria e in cui si specchia, per esser sempre coerente con ciò che annuncia.  I frati, in parrocchia, gli han trasmesso poi un grande amore per la Madonna, che lui prega spesso con il rosario, la sua devozione preferita, ma anche uno spirito francescano che egli declina nella contemplazione estatica della natura e nella serenità dei rapporti con gli altri. La sua vicinanza e la sua amicizia sono molte ambite tra i compagni e non solo perché fa comodo a tutti avere accanto chi  ti dà una mano a fare i compiti o che si presta a qualche ripetizione, ovviamente sempre e solo per amicizia o, al massimo, con la segreta speranza di annunciare anche in quel modo Gesù. Stargli accanto, infatti, equivale ad avere il divertimento assicurato, grazie alla sua allegria, alla sua spensieratezza, alla sua battura pronta e mai scontata con cui rasserena gli ambienti e rende piacevole la compagnia. Dopo il biennio all’Itis “Giorgi” si iscrive all’Itis “Maiorana” di Brindisi per studiare chimica industriale e dove matura il sogno di diventare ingegnere chimico, scelta quasi scontata per uno come lui, nello spirito di San Francesco già affascinato dal Creato, che “da grande” potrà mettersi anche al servizio di Dio attraverso la tutela dell’ambiente. Questo cammino di maturazione spirituale è accompagnato da un lungo e doloroso percorso di sofferenza a causa di un tumore cerebrale, che per la prima volta si manifesta sui tredici anni. Un primo intervento chirurgico, pur lasciando larghi margini di speranza, non risolve il problema e, anzi, due successive recidive gli fanno affrontare altrettante dolorose operazioni, intervallate da devastanti cicli di chemioterapia. È la salita, erta e sofferta, del calvario, in cui Matteo è accompagnato dalla fidanzata Serena, con la quale progetta il futuro, spera nella guarigione, mantiene una serenità invidiabile, nella certezza di essere “accucciato nelle braccia di Dio”. Poi arriva l’offerta, generosa e incondizionata, delle sofferenze e della vita, per continuare ad “infiltrarsi” nel cammino di tanti giovani. Infine la morte, che sopraggiunge il 24 aprile 2009, ma sembra che neppure questa riesca ad ostacolare il suo desiderio di fare l’infiltrato e il processo di beatificazione in corso lo dimostra in pieno.

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