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Censis: “Italiani incattiviti e preda di una sorta di sovranismo psichico”

È il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato venerdì 7 dicembre a Roma, a tracciare questa severa diagnosi

Lo “sfiorire della ripresa” (documentata dalla stasi o dalla flessione di tutti gli indici economici) e l’“atteso cambiamento miracoloso” che non c’è stato (il 56,3% dichiara che non è vero che “le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente”). Sono queste due “delusioni cocenti” ad aver “incattivito” gli italiani” che si erano resi disponibili “a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto così vicino” proprio perché “la scommessa era poi quella di spiccare il volo”. E questo anche a costo di “forzare gli equilibri politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche”, “quasi un ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite”. Ma il volo poi non c’è stato e il “rancore”, tratto dominante nell’analisi degli anni precedenti, è divenuto “cattiveria”. È il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato oggi a Roma, a tracciare questa severa diagnosi. Per il Censis si tratta di “una reazione pre-politica con profonde radici sociali” che alimenta “una sorta di sovranismo psichico” e che “talvolta assume i profili paranoici della caccia al caprio espiatorio, quando la cattiveria – dopo e oltre il rancore – diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Il Rapporto individua nella “assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive”, il “processo strutturale chiave” dell’attuale situazione. “E’ il rovescio del miracolo economico, il sogno che diventa un incubo”, sintetizza con una battuta Massimiliano Valerii, direttore del generale del Censis... continua a leggere

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