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Il Presidente Mattarella alla festa dei 50 anni della Papa Giovanni XXIII

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha festeggiato sabato scorso i 50 anni di vita a Rimini

“È la prima volta che un Presidente visita la nostra Comunità. Con grande gioia l’abbiamo accolta in questo giorno così importante per tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII. La vogliamo ringraziare per la sua presenza qui in mezzo alla nostra grande famiglia, una famiglia che accoglie. Grazie per il bene che vuole al Paese, al senso di giustizia che continuamente richiama nei suoi interventi, nel difendere i diritti fondamentali della vita, della famiglia, del lavoro, dell’attenzione ai deboli, dell’implementare un’economia di condivisione. Grazie per il suo incoraggiamento”. È quanto ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda (nella foto a lato), fossanese, presidente della Papa Giovanni XXIII, alla fine delle celebrazioni per il 50° anniversario della Comunità fondata da don Oreste Benzi nel 1968. La Papa Giovanni XXIII ha festeggiato sabato scorso a Rimini il suo mezzo secolo di vita, con un ospite speciale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale - dopo aver visitato la casa parrocchiale della Grotta Rossa dove ha vissuto don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, morto nel 2007 - ha raggiunto il Palacongressi della città romagnola dove ha ascoltato quattro testimonianze (un ragazzo disabile accolto in casa famiglia, una ragazza liberata dalla schiavitù della prostituzione, una giovane impegnata all’estero nel corpo di pace dell’associazione ed un detenuto che espia la pena con misura alternativa al carcere) ed ha salutato l’associazione.

“Ci sentiamo chiamati all’accoglienza della vita, prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. E alla cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita e per l’emarginazione” ha detto Ramonda, che ha indicato “gli ultimi, gli emarginati non solo come oggetto di assistenza, ma come protagonisti di una società che, grazie a loro, diventa più umana, più accogliente”. E ha indicato l’obiettivo della Comunità: “Mettere la vita con la vita e rimuovere le cause dell’emarginazione”.

Dopo aver ricordato l’accoglienza, nei giorni scorsi, di 51 profughi giunti dal Niger, Ramonda ha affermato che “riteniamo la scelta dell’accoglienza imprescindibile. I profughi in mare vanno soccorsi, salvati e integrati, privilegiando i corridoi umanitari”. Riferendosi ai giovani “catturati da nuove dipendenze”, il presidente ha presentato l’esperienza delle comunità terapeutiche, “basate sulla relazione, sulla responsabilità, aperte a una dimensione spirituale, dove la salvezza non è data da qualcosa ma da qualcuno”. E, ancora, l’impegno nella liberazione delle donne vittime della tratta. “Sono settemila quelle salvate negli ultimi 30 anni”. Venti cooperative sono state aperte sul territorio nazionale, invece, per dare lavoro a giovani e diversamente abili. “Promuoviamo la scuola del gratuito basata sulla valorizzazione delle capacità di ciascuno – ha concluso Ramonda -. Ci attiviamo per leggi e politiche giuste collaborando con chiunque, senza alcun legame ideologico o di partito”.

Presente in 40 Paesi

La Comunità Papa Giovanni XXIII è formata da persone che condividono ogni giorno la propria vita con gli ultimi: persone con disabilità, bambini abbandonati, anziani soli, tossicodipendenti, prostitute, senza fissa dimora, profughi, mamme in difficoltà, carcerati. Opera attraverso 500 realtà di accoglienza in Italia ed in più di 40 Paesi nei 5 continenti.

La casa famiglia è l’intuizione più profonda di don Oreste Benzi. Si caratterizza per la presenza di un papà e una mamma. Non operatori in strutture residenziali ma strutture affettive. Una vera famiglia, in cui si vive 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Non un’occupazione lavorativa ma una scelta di vita. Persone che aprono le porte di casa per dare una famiglia a chi non ce l’ha. In esse c’è posto per tutti: minori, disabili, anziani, italiani o stranieri e chiunque cerchi un punto fermo da cui ripartire, una famiglia in cui ritrovarsi. Oggi la Papa Giovanni XXIII conta 201 case famiglia in Italia, in cui sono accolte 1283 persone, e 50 case famiglia all’estero.

L’associazione ricorda così le proprie origini: settembre 1968, Don Oreste Benzi, un sacerdote di Rimini, decide di organizzare sulle vette delle Dolomiti una vacanza speciale: un campeggio per ragazzi “spastici”- allora si diceva così – accompagnati da giovani volontari. Si tratta di una vera e propria rottura con l’assetto sociale: all’epoca non esisteva il concetto di “integrazione”, la disabilità era un tabù, una vergogna. Faceva paura. Nasce così la Comunità Papa Giovanni XXIII. Un gruppo di giovani desiderosi di vivere la giustizia attraverso la condivisione della vita direttamente con gli ultimi, guidati da un prete, don Oreste Benzi, che si faceva interprete dell’impetuoso vento del Concilio Vaticano II, che aveva dato alla Chiesa un nuovo spirito dopo che per secoli si era basata sugli ordini religiosi costituiti da consacrati.

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