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Suor Carla De Noni – 01

Testimoni del Risorto 12.12.2018

Proprio non riusciva a capacitarsi, il buon dottor Fenoglio, nel constatare che dalla sera alla mattina sul volto di quella suora si fosse “ricostruito” un osso di circa sette centimetri. Era stato lui in persona, due mesi prima, ad asportare, con pazienza certosina, i vari frammenti di mandibola che un colpo di mitragliatrice aveva letteralmente frantumato, spappolando nel contempo anche i muscoli della lingua. Le cose erano andate così: suor Carla De Noni, abitante a Villanova Mondovì, durante la Resistenza si schiera al fianco dei suoi “ragazzi” che hanno scelto di darsi alla macchia, nelle file dei partigiani. Li raggiunge nei loro “covi”, offrendo a ciascuno una parola buona, un sorriso, un tozzo di pane e - perché no? - anche informazioni di tattica militare, grazie ai pizzini che nemmeno i tedeschi si sarebbero sognati di cercare addosso ad una suora. Questa sua attività di “agente segreto” è stata ufficialmente riconosciuta e le è valsa anche una medaglia d’argento al valore. Cinque giorni prima che la guerra ufficialmente finisca, cioè il 20 aprile 1945, mentre da Villanova è diretta a Mondovì per una delle sue consuete “missioni segrete”, un aereo americano mitraglia il treno su cui viaggia e una scheggia le devasta il volto. Le sue condizioni sono tali da farla considerare ormai spacciata, al punto che i soccorritori scelgono di dare la precedenza ai feriti che a loro giudizio hanno maggiori probabilità di cavarsela. Un’ambulanza la riporta tre giorni dopo al convento di Villanova, perché muoia in pace attorniata dalle consorelle, che invece iniziano a scomodare i santi per la sua guarigione. In particolare, la si affida a don Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco, per espressa volontà della superiora, che lo ha avuto come confessore e del quale ha conservato riverente memoria. L’intercessione di don Rinaldi si rivela efficace, ma in due tempi distinti: nel primo, dopo aver messo a contatto della guancia ferita un fazzoletto appartenuto al salesiano, cessa la febbre e si registra un generale miglioramento delle condizioni cliniche della suora, che consente di poterla medicare, constatando, ad esempio, che ha un’altra ferita importante alla clavicola sinistra di cui nessuno prima si era accorto. Nei giorni successivi il dottor Fenoglio interviene ripetutamente per estrarre le schegge dei frammenti ossei e dei denti, fino a lasciare solo due monconi di mandibola, distanziati tra loro di circa 7 centimetri. Mentre la ferita si rimargina, il dottore rileva e scrupolosamente annota che la mandibola così malconcia e la mancanza di muscolatura nella lingua impediscono l’articolazione della parola, il labbro inferiore è immobile e cadente, l’alimentazione è ridotta al poco liquido che riesce a sorseggiare. Con una fede da spostare le montagne le suore continuano imperterrite a supplicare l’intercessione di don Rinaldi, che evidentemente non è sordo a tanta insistenza. A due mesi dal mitragliamento, in prossimità della festa di San Pietro (quindi a fine giugno), la suora accoglie una nuova visita del medico con un saluto chiaro e distinto. Dopo lo sbalordimento iniziale il dottor Fenoglio, pallido ed incredulo, ha la possibilità di accertare che si è verificata una “anomala ricostruzione dell’arco mandibolare” e che i muscoli della lingua si sono “ricostituiti”, tanto che sia la masticazione che l’eloquio sono ritornati normali e soltanto la cicatrice esterna (che resterà per tutta la vita) servirà a ricordare le ferite mortali di cui quel volto è rimasto vittima. Suor Carla, rivelando che l’improvviso suo “cambiamento” si è verificato dopo uno strano sonno durato circa un’ora e da cui si è risvegliata completamente ristabilita, balza in piedi e raggiunge in refettorio le consorelle per aiutarle a preparare il rinfresco organizzato per l’onomastico del parroco don Servetti, che di nome faceva proprio Pietro. Inutile dire che sarà questo il miracolo determinante per la beatificazione di don Rinaldi, celebrata nel 1990.

(1ª parte - continua)

Nella fotografia don Filippo Rinaldi, per la cui intercessione suor Carla venne miracolata

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