La lunga storia del Secolo breve, ne “Il lato corto dell’universo”

Bene Vagienna: presentazione a Palazzo Rorà, alle 16,30

L’universo, tutto intero; tondo come un rettangolo. Il suo lato corto, l’uomo. L’infintamente finito della Storia, fatta di mille storie quotidiane. Fatta di persone. È tutto questo cosmo, e molto altro, il nuovo romanzo di Silvestro Valentini Catacchio, “Il lato corto dell’universo”, edito per i tipi di “Nulla die”. Quarto libro per lo scrittore (che nella vita fa il finanziere, ndr) partenopeo d’origine, ma benese di adozione ormai da molti anni, arrivato nel Cuneese per amore. 

Ma cosa racconta il libro? “Il titolo viene da un testo che avevo scritto qualche anno fa. Una storia che nasce da una vacanza fatta con mia moglie (Luciana Beccaria, ndr), sulle Dolomiti, a Passo Falzarego. Lì dove durante la Grande Guerra il generale Cadorna sperava di portare tutti a Vienna salendo per la Val Badia, e invece… Lì c’è un promontorio chiamato Sasso della Strega (Sass de Stria), e proprio lì vicino c’è anche un museo che conserva cimeli appartenuti ai soldati che su quelle cime hanno combattuto. Mi ha colpito una lettera, di un ufficiale diciannovenne, tal sottotenente Fusetti, da cui traspare un senso del dovere fortissimo. Mi sono immaginato la scena dei militari che salgono di notte, d’inverno, sul Sasso della Strega, per una missione che si rivelerà suicida, perché senza rinforzi saranno tutti ammazzati al levar del giorno… Ho immaginato le mani che spuntano, dalla cima, come le mani di Dio e di Adamo nella Cappella Sistina, che si sfiorano senza toccarsi mai… L’uomo è il lato corto dell’universo, finito ma alla ricerca. Limitato, ma in costante tensione verso l’infinito…”.

Ma il libro di Catacchio parte dalla Grande Guerra per poi proseguire, per tutto il Novecento, come una sorta di memoir storico in cui vengo raccolti ricordi, emozioni, narrazioni ed episodi pressoché dimenticati, per raccontare il Secolo breve: “È un puzzle di racconti, un affresco. Perché prima che essere uno che scrive sono uno che ama ascoltare, perciò in questo testo ho dato sfogo alle tante storie che negli anni mi sono sentito raccontare. Come quell’uomo che un giorno è andato dal segretario comunale di un piccolo paesino dell’Irpinia e voleva sapere perché fosse stato chiamato Cartesio, e si è scoperto che la mamma - giovane ragazza madre - fu costretta ad emigrare negli Usa da sola. Lei, senza istruzione, ma conoscitrice di un po’ di matematica, per vergogna del vero nome del figlio, comunicò all’ufficio anagrafe statunitense il nome Cartesio… incredibile, no?”.

Il “Lato corto dell’universo” verrà presentato domenica 16 dicembre alle 16,30 a Palazzo Rorà di Bene Vagienna (ingresso libero): “Dico sempre - prosegue l’autore - di venire alle mie presentazioni perché sono un qualcosa di diverso dal solito, con più linguaggi che si uniscono: musica, video, parola, danza… Un modo per rendere dinamico un qualcosa che a volte è fin troppo ingessato”. Come definirebbe, Silvestro Catacchio, i suoi romanzi? “Direi, noir storiciUn modo per conoscere, imparare ma senza annoiarsi troppo… (ride, ndr)”. Come si fa a conciliare un lavoro così analitico, a una passione fatta di fughe e di evasioni? “MI aiutano molto i viaggi in treno quotidiani verso il Torinese: due ore in cui posso far volare la fantasia. E mi aiuta anche la famiglia, con la quale condivido le mie passioni, ogni giorno”.