Cresce la fronda contro il “Decreto sicurezza”

La Regione Piemonte annuncia il ricorso alla Corte Costituzionale. Il cardinal Bagnasco apre all’«obiezione di coscienza». Le “sette sorelle” della Granda alla ricerca di una posizione comune 

Sono stimati in circa 5 mila i richiedenti asilo in Piemonte che, con l’eliminazione della “protezione umanitaria” (sostituita da forme di protezione speciali, dalla platea e dagli effetti molto più limitati), rischiano di perdere da un giorno all’altro il diritto di rimanere in Italia, in assenza dello status di rifugiato, e - nel caso non si proceda alla loro espulsione - di entrare in clandestinità. Un numero destinato a crescere fino a 180 mila in due anni - secondo i dati Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) - su tutto il territorio italiano. È uno degli effetti potenzialmente distorsivi del cosiddetto “Decreto sicurezza” con cui il Governo - ministro Salvini in testa - ha deciso di stringere le maglie dell’accoglienza. 

Contro quella che oggi è una legge dello Stato sta crescendo una fronda di sindaci ribelli, in tutta Italia, che ne minaccia la disapplicazione. Sempre più forti anche le prese di posizione all’interno del mondo cattolico, mentre alcune Regioni (Piemonte compreso) hanno annunciato ricorso alla Consulta per discriminazione e violazione della parità di trattamento. Il tema è all’ordine del giorno anche nella Granda. E da Fossano, l’assessore Simonetta Bogliotti conferma che è in corso un confronto tra le “sette sorelle” per assumere una posizione comune.

Articolo completo su "la Fedeltà" di mercoledì 9 gennaio