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La comunità del Seminario invita ad interrogarsi con coraggio sulla vocazione

Domenica 27 gennaio è la Giornata del Seminario; sono 8 gli studenti di teologia delle cinque diocesi, di cui due fossanesi

“Nel percorso del Seminario stiamo provando a riconoscere la presenza di Gesù Cristo nelle nostre vite, per diventare poi suoi autentici testimoni”. È un bel programma di vita quello che i seminaristi annunciano nella lettera inviata a tutti i battezzati per annunciare la Giornata del seminario, che le parrocchie della diocesi di Fossano celebrano domenica 27 gennaio.

Una frase che richiama il famoso episodio dei discepoli di Emmaus (raccontato dal vangelo di Luca, al cap. 24), da cui è tratta l’espressione “Camminava con loro” che è lo slogan della giornata di quest’anno. E anche il segnale di una comunità, quella del seminario interdiocesano, che nonostante i piccoli numeri continua a camminare con speranza, nella compagnia del Risorto.

I seminaristi-studenti di teologia delle cinque diocesi sono otto (2 di Fossano, 2 di Alba, 2 di Cuneo, 1 di Mondovì e 1 di Saluzzo), di cui ben quattro frequentano l’ultimo anno di corso. Due sono appunto i fossanesi: Arben Jera, 33 anni, giunto al quarto anno di teologia, e Alberto Costamagna, 27 anni, che arriva dalla parrocchia dello Spirito Santo e dal percorso delle messe vocazionali (qui l’intervista ad Alberto).

La giornata del Seminario è un’occasione di preghiera per tutti coloro che si stanno preparando a diventare ministri ordinati, ma anche, come scrive la comunità del seminario in una lettera inviata a tutte le parrocchie delle cinque diocesi “per tutti coloro che il Signore sta chiamando a seguirlo per questa via, affinché riescano a trovare la forza per rispondergli di sì. I nostri quattro vescovi della provincia di Cuneo, hanno deciso di continuare a tenere aperto il nostro seminario, chiedendo però alle cinque diocesi, ai preti, alle comunità parrocchiali e religiose, alle famiglie, ai giovani, ai movimenti e ad ogni singolo cristiano di sentire il seminario come una realtà vicina, che ci riguarda personalmente e direttamente. Pochi seminaristi oggi, infatti, significa pochissimi preti domani”.

La lettera aperta prosegue con un appello a “pregare” e a “essere sensibili nei confronti delle vocazioni al ministero ordinato, perché in questione non vi è il futuro del seminario, bensì il futuro delle nostre comunità cristiane chiamate sempre più a unirsi tra loro nel cammino pastorale, nella celebrazione dei sacramenti e nella promozione dei ministeri laicali. Le nostre comunità cristiane, per non morire, hanno bisogno di persone che seguano il Signore nella via del matrimonio, nella via del sacerdozio ordinato e nella via della vita consacrata; preghiamo dunque il Signore Gesù perché ci doni fede, almeno quanto un granellino di senape, condizione indispensabile per seguirlo senza timori, con cuore aperto e fiducioso”.