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L’associazione “Ciao Lapo”, un aiuto (in)sperato per tanti genitori soli

Come prendersi cura del lutto per il figlio perso durante la gravidanza o dopo la nascita; intervista ad Alice Cavallo e Dody Ferrentino

“Ne avrai un altro, fatti coraggio”. È una delle tanti frasi fatte che chi perde un figlio in gravidanza, o subito dopo il parto, si sente spesso ripetere. Parole come clave, e nessun aiuto professionalmente concreto; questo è il vissuto che ci raccontano due mamme fossanesi, Alice Cavallo e Dody Ferrentino (nella foto). Che, con grande determinazione, non si sono arrese al dolore delle loro esperienze, ma hanno infine trovato quell’aiuto sperato e competente nell’associazione “Ciao Lapo” dal 2006 a tutela della salute perinatale e assistenza alle persone colpite, con il sostegno di figure ad alto profilo professionale. Ed ora, grazie a questa onlus, vogliono proporre una serie di progetti sul nostro territorio (uno di questi, la giornata del “Baby loss”, celebrato anche a Fossano lo scorso ottobre al Salice). Per colmare tutta quella mancanza di conoscenza e sensibilità sull’argomento. E per venire incontro alla solitudine e disperazione di tanti (tanti) genitori.

Quali sono le parole da dire e da non dire, in circostanze di lutto perinatale e prenatale? 

Alice: Preferisco il silenzio, magari con uno sguardo di comprensione, piuttosto che tante frasi fatte, del tipo; “ma sì, c’è tempo, ne potrai fare un altro”. Frasi bruttissime, anche perché il bambino intanto c’è stato, c’è, lo abbiamo partorito. Ci sono poi anche quei gesti, invece, che fanno la differenza, come per esempio una mia amica ha portato due angioletti da appendere al presepe; dicendomi che erano i miei figli Lorenzo e Leonardo, che ora sono lassù in cielo. E ha scritto anche una canzone per loro! Questo, come il parlare di loro, è un ricordo meraviglioso, è un modo bello di renderli vivi. Fa invece molto male sentire parenti o conoscenti che non considerano, tra il numero dei tuoi figli, quelli che ora non ci sono più.

Dody: Col tempo ho imparato a riconoscere chi ti sta veramente vicino con un gesto sincero. E molti l’hanno fatto stando anche accanto a noi in casa nel silenzio. Sapendo al tempo stesso piangere e sorridere con noi.

Intervista completa su La Fedeltà in edicola il 30 gennaio