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Samuele, viaggiatore solitario in America del Sud

Giovane fossanese, ha rinunciato alla prospettiva del posto fisso: "Questo continente continua a sorprendermi"

Samuele Pagliero, 23enne di Fossano,  è un viaggiatore solitario e instancabile. Diploma al Vallauri di Fossano e impiego alla Sofit di Roreto di Cherasco, ha lasciato la prospettiva di un contratto a tempo indeterminato per incominciare a girare l’America meridionale: “galeotta” fu una vacanza in Argentina, che aveva organizzato per recarsi a trovare un amico.

Lo abbiamo contattato: e  lui ci risponde in volo su uno dei pochi aerei che ha preso durante i suoi viaggi, ora diretto a Buenos Aires.

Samuele, quando e perché hai deciso di viaggiare? Lo fai sempre da solo?

Ho iniziato a viaggiare dopo quella vacanza in Argentina, ma già da un po’ di tempo ci stavo pensando. Credo di aver preso questa decisione perché ogni volta che tornavo a casa, Fossano mi stava sempre più stretta: faticavo a convivere con la mentalità chiusa che si ha dalle nostre parti, la voglia di esplorare il mondo e immergermi in nuove culture si faceva sempre più grande. «Ufficialmente» viaggio solo, «stile» che ti permette di avere le tue libertà, di metterti alla prova senza aiuti esterni; ma è pieno di ragazzi come me in giro per il mondo, perciò è facilissimo conoscere gente e condividere parte del viaggio.

Da quanto viaggi? E quanto ti fermi nei Paesi che raggiungi?

Il mio viaggio è cominciato il 6 giugno 2018 quando da Milano sono arrivato a San Josè, capitale della Costa Rica; ora sono circa 8 mesi, e credo che in totale il viaggio durerà 10 o 11 mesi. Il tempo di permanenza dipende prima di tutto dalle dimensioni del Paese e in secondo luogo dalle mie sensazioni; non avendo un itinerario rigido da seguire o delle tempistiche prestabilite, ho la fortuna di potermi fermare in ogni Paese il tempo che per me è necessario.

Quali Paesi hai visitato?

In centro America, partendo dalla Costa Rica, ho visitato il Messico, Cuba e Panama, mentre ho visitato tutti i Paesi del Sud America tranne il Venezuela, il Brasile e il Paraguay, che raggiungerò però tra una decina di giorni dopo una pausa in Uruguay. Il Venezuela, purtroppo, per la difficile situazione attuale non lo si può visitare, mentre il Brasile, essendo enorme, me lo voglio lasciare per un altro viaggio.

Che cosa ti spinge a continuare a viaggiare e che cosa ti manca di casa?

A continuare a viaggiare mi spinge la voglia di esplorare questo continente fantastico che continua a sorprendermi quotidianamente, la curiosità che ho verso le culture fortemente influenzate dalle popolazioni indigene, i sudamericani che ti accolgono sempre col sorriso sulla bocca; e, semplicemente, continuo a viaggiare perché amo svegliarmi al mattino senza avere programmi per la giornata, ma sicuro che sarà diversa rispetto a tutte le altre. Di casa mi mancano molto la famiglia e gli amici,  un po’ di cucina italiana e il fatto che non dovrei spostarmi frequentemente con 16 o 17 chilogrammi sulle spalle!

Com’è la tua vita quotidiana di viaggiatore? In che strutture dormi e mangi, svolgi lavori nei luoghi in cui ti trovi, allacci relazioni?

Descrivere la vita quotidiana per un viaggiatore zaino in spalla è praticamente impossibile: ogni giorno è diverso dall’altro, la maggior parte del tempo lo passo all’aria aperta facendo trekking, esplorando città o semplicemente leggendo un libro in un parco. Gli spostamenti in Sud America richiedono inoltre molto tempo, e ormai ho perso il conto dei bus notturni che ho dovuto prendere. Ho sempre alloggiato nei dormitori misti degli ostelli che, oltre ad essere la soluzione più economica, sono la via più facile per conoscere altri viaggiatori e allacciare relazioni. Per quanto riguarda i pasti, in Paesi come la Colombia, il Perù, la Bolivia e molti altri ho quasi sempre mangiato nei mercati locali che, oltre al fatto di essere veramente economici, permettono di mischiarsi con i locali e gustare piatti tipici, mentre in Paesi come Cile, Costa Rica o Argentina quasi sempre mi cucino qualcosa negli ostelli. In questi 8 mesi non ho mai lavorato: a breve penso di provare la mia prima esperienza di volontariato in Uruguay dove, con 4 o 5 ore al giorno per 5 giorni a settimana come recepsionista, al bar o dando una mano a mantenere in ordine l’ostello, ti offrono un letto e un pasto giornaliero.

Ci sono dei pericoli nel viaggiare solo?

I luoghi comuni che riguardano la pericolosità del Sud America o generalmente il viaggio in solitaria sono quelli che mi danno più fastidio, perché il più delle volte sono diffusi da persone che qui non ci sono mai venute o che non hanno mai messo piede da soli fuori dalla propria città. Partendo dal fatto che ho incontrato molte più ragazze viaggiatrici solitarie rispetto a uomini, se si viaggia usando la testa e le solite precauzioni che valgono per tutto il mondo come il non camminare soli la notte, le probabilità che succeda qualcosa di brutto sono le stesse che si hanno a Torino.

Come immagini il tuo futuro quando tornerai alla vita “normale”?

Se per vita normale si intendono routine, monotonia, passare la maggior parte della giornata a fare qualcosa che non ci piace senza riuscire a ritagliare del tempo per i nostri interessi e arrivare fra qualche anno pieni di rimorsi per qualcosa che avremmo potuto fare ma che non abbiamo avuto il coraggio di fare, a questa vita non ci voglio tornare. Anche se sto cercando di godermi ogni momento di questo viaggio e non pensare troppo al futuro, le idee sono molte: provare un’esperienza lavorativa in Australia che molti viaggiatori mi hanno consigliato sia per perfezionare l’inglese che per mettersi un po’ di soldi da parte, scegliere un Paese tra quelli che ho visitato qui in Sud America e vedere se è possibile lavorarci, oppure continuare a viaggiare, questa volta in Asia che, nonostante ci sia già stato per brevi periodi, mi incuriosisce sempre molto, provando a raccontare e condividere più frequentemente quello che ho la fortuna di vivere quando viaggio.