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Il vescovo di Alba delegato alla tutela dei minori

“Dobbiamo porre al centro dell’educazione l’attenzione nei confronti dei più piccoli”

È mons. Marco Brunetti, vescovo di Alba, il delegato dei vescovi piemontesi alla tutela dei minori. La Cei ha istituito da poco un apposito servizio nazionale. “Noi - spiega in un’intervista a don Giusto Truglia, direttore della Gazzetta d’Alba -, dovremo costruire il servizio a livello regionale. La Cei ha già impostato una bozza di statuto, ma la cosa importante sarà costituire una commissione regionale, presieduta dal sottoscritto, con esperti anche laici, quindi psicologi, psichiatri, giuristi, educatori”. E bisogna che ogni diocesi esprima un referente “in modo dar dare vita a una consulta regionale”. La Cei sta per emanare le linee guida che saranno presentate nell’assemblea generale a maggio, “e la Santa Sede sta elaborando vari documenti. Si parla di un vademecum, che dovrebbe essere consegnato a tutti i vescovi, per sapere come comportarsi in queste situazioni. Inoltre, si attende un ‘motu proprio’ del Papa”, spiega il presule. Il primo passo, prosegue, sarà la “prevenzione a tutti i livelli nelle nostre comunità ecclesiali, gruppi, associazioni, movimenti”. C’è poi da fare un lavoro di formazione degli operatori, non solo sacerdoti, ma “tutti gli operatori pastorali all’interno dei nostri oratori, associazioni sportive, campi scuola”. Terzo passo, “l’accompagnamento di vescovi, diocesi, unitamente all’ufficio nazionale, nel caso in cui - speriamo mai - avvengano degli abusi, e quindi occorre seguire le normative e le indicazioni della Santa Sede”. Quindi bisogna pensare a forme di riabilitazione, “perché anche le persone coinvolte - che giustamente devono essere sottoposte a giudizio - rimangono pur sempre delle persone da riabilitare nel momento in cui hanno espiato il loro debito. Si tratta di un comparto da costruire. Io credo che un grandissimo aiuto lo dovremo trovare in laici competenti e preparati”. E precisa: “Non si tratta di rispondere a un’emergenza, al caso che esplode e che speriamo mai avvenga. Si tratta di lavorare sull’ordinario. Dobbiamo far diventare una prassi educativa l’attenzione nei confronti dei minori”.

Sulla questione abusi mons. Brunetti invita a “chiedere perdono, soprattutto alle vittime”, ma è importante, “nel combattere duramente questa piaga, facendo tutto il necessario perché i crimini vengano denunciati e puniti” mettere in evidenza “tutto il positivo che la Chiesa fa nei confronti dei ragazzi”. A livello piemontese, afferma “qualche caso c’è stato, ma siamo a qualche caso e anche di tanti anni fa. Almeno per quello che si sa, perché il problema è che spesso le cose non si sanno e diventa difficile intervenire. Però il nostro lavoro, almeno in Piemonte, non si basa sull’emergenza di casi da affrontare, ma sulla volontà di mettere i responsabili delle comunità in una condizione di serenità, aiutandoli a prevenire e formare tutti coloro che hanno a che fare con i minori”.

Se una persona si trova davanti a un caso di pedofilia “lo deve denunciare” afferma brunetti, che aggiunge: “Se si tratta di ambienti ecclesiastici o religiosi, al vescovo o al superiore religioso: sarà lui a prendere le iniziative necessarie. Le persone coinvolte hanno, poi, il diritto e dovere di denunciare alla magistratura. È finito il tempo in cui queste cose si risolvevano sotto silenzio, magari con accordi privati. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare queste cose con trasparenza e senso di giustizia, oltre che di misericordia”.