Crf-H1-M-728x90 OK

Una martire del XX secolo

maria isoardo

È l’unica diocesana ad aver trovato posto nell’elenco dei “Nuovi martiri del XX secolo”, voluto da Giovanni Paolo II. Il Papa polacco, particolarmente attento al martirio cristiano anche per la sofferta testimonianza resa dal suo popolo, nel 1995 istituisce infatti, sotto la presidenza del vescovo ucraino Michael Hrynchyshyn, una “Commissione per i nuovi martiri”, affidandole l’incarico di redigere un “Martirologio contemporaneo” che tenga conto delle nuove testimonianze fiorite nel secolo che sta per finire. La Commissione elabora 12.692 schede riguardanti altrettanti “testimoni”, raggruppandoli in dodici categorie, una delle quali raccoglie i martiri per la dignità della donna. La centallese Maria Isoardo, segnalata dalla diocesi di Fossano per volontà espressa di mons. Natalino Pescarolo, viene inclusa nella sottocategoria “In difesa di sé”, composta da trenta nuovi martiri a livello mondiale e diventa così una delle sole sette italiane riconosciute tali.
Nata a Centallo il 12 giugno 1917, a vent’anni è già per i monti, insegnante elementare in sedi disagiate ed in scuolette fuori dal mondo, dove si fa conoscere come una maestra “molto buona e alla buona”. Nel periodo più brutto della 2ª guerra mondiale (cioè quello che fa seguito alle tragiche giornate dell’8 settembre 1943) Maria è assegnata alle scuole di Pietraporzio. Non è così ingenua da ignorare i pericoli che può correre, ma non per questo è disposta a venir meno al suo dovere. Così, mentre cerca di rassicurare la mamma che a Pietraporzio “tutto è tranquillo” (questa pietosa bugia è del 16 aprile 1944, appena quattro giorni prima della morte), cerca come sempre di “fare tutto ciò che piace a Gesù”, anche in mezzo alle difficili condizioni in cui è chiamata a vivere. Il 20 aprile 1944 è una giornata tragica per l’intera valle Stura, sottoposta a rastrellamento, e in particolare per il paese di Pietraporzio, in cui fin dal primo mattino si registrano scorribande di soldati, mitragliatrici tedesche puntate un po’ ovunque, case minuziosamente perquisite, la fuga per i boschi dei pochi giovani rimasti, l’incendio di quattro case come rappresaglia per il ritrovamento di alcune armi. Anche la scuola di Maria è stata perquisita, tre mitragliatrici sono puntate contro di essa, ma le maestre svolgono regolarmente, come ogni giorno, le loro lezioni. Anzi, alle 11,30, per la pausa-pranzo, accompagnano ad uno ad uno i piccoli alunni alle loro case per assicurarsi della loro incolumità e, prima di rientrare nella scuola in cui alloggiano, si fermano nei pressi delle case incendiate dai tedeschi, per dare una mano nell’opera di spegnimento.
Sono questi gli ultimi gesti di carità di Maria, attenta all’incolumità dei suoi alunni e generosamente sollecita verso chi si è visto incendiare la propria abitazione. Con ogni probabilità, se si fosse barricata nel suo alloggetto disinteressandosi del prossimo, noi oggi scriveremmo un’altra storia di lei e quasi sicuramente avremmo una martire in meno. Ma questo non era, sicuramente, nelle sue corde, visto che aveva scritto come proprio programma di vita: “Santità eroica è quella di colui che abitualmente esercita la virtù e all’occorrenza anche in grado eroico”. Al rientro nella scuola le due maestre hanno un’amara sorpresa: un militare tedesco le ha seguite, si è introdotto nelle stanze in cui abitano e, appena esse ne varcano la soglia, si chiude la porta alle spalle. A chiave. Le sue attenzioni sembrano concentrarsi sulla collega, che riesce a divincolarsi ed a fuggire dalla finestra, anche perché Maria è venuta in suo aiuto. Ma è quest’ultima che ora, da sola, deve affrontare la furia e la violenza dell’uomo, che parla francese e forse è anche ubriaco. Nessuno è testimone di quanto avviene nel chiuso della scuola, ma è facile immaginare la lotta che Maria deve sostenere: è la storia che si ripete, ogni volta che l’uomo vuole sopraffare sul più debole. Dall’esterno sentono il rumore di uno sparo e qualcuno assiste poi alla fuga del militare per i monti. Quando i più coraggiosi riescono a penetrare nella scuola, per Maria non c’è più nulla da fare: la ritrovano supina, in una pozza di sangue, con il capo trapassato da un proiettile.
Dalle deposizioni dei testimoni e dal rapporto dei Carabinieri è possibile intuire il dramma che in quella stanza si è consumato: da un lato la violenza feroce del militare, dall’altra la ferma resistenza di quella donna di 27 anni, che aveva le idee chiare. Soprattutto sulla virtù e sul peccato, sulla fede e sui doveri del cristiano, che dovevano essere rispettati. Anche a costo della vita. Una sola cosa è certa, sulla base della posizione in cui venne rinvenuto il cadavere e delle macchie di sangue a forma di impronte digitali sparse un po’ ovunque: sul corpo di Maria, fino a che fu in vita e cosciente, quell’uomo non poté prevalere. In modo “eroico”, secondo il programma di vita che si era imposto, aveva mantenuto fede a quei principi nei quali credeva e per i quali era vissuta. Una vita lunga appena 27 anni, giocati tutti per Dio, in un costante allenamento, per poter giungere preparata all’ultima decisiva scelta, che fece dire ad alcune sue colleghe che molto bene l’avevano conosciuta: “Maria non rubò a Dio la palma gloriosa del martirio, ma la conquistò con lo sforzo continuo e con il sacrificio quotidiano delle piccole rinunce”.

Mirabilia-H2-M-728x90 Giugno