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Il traditore

Il traditore

Di Marco Bellocchio; con Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane.
Regista tra i più acuti e innovativi del cinema italiano, con “Il traditore” Marco Bellocchio realizza in assoluto uno dei suoi film migliori (davvero un peccato che a Cannes non abbia raccolto neppure un riconoscimento), un affresco originale e sapiente che attraverso il personaggio di Tommaso Buscetta (splendidamente interpretato da Pierfrancesco Favino) ripercorre vent’anni di storia italiana. Boss dei due mondi, così veniva chiamato, Masino Buscetta fu il primo “pentito” di mafia e attraverso le sue rivelazioni consentì al giudice Giovanni Falcone di scardinare l’organizzazione militare (purtroppo non quella politica) della mafia ponendo le basi del primo maxi processo a Cosa Nostra. Uomo di grande intelligenza, Buscetta fu tra i primi a comprendere la mutazione genetica che la mafia stava vivendo tra la fine degli Anni ’70 e i primi Anni ’80 e a prenderne in qualche modo le distanze.
Il film si apre con una sequenza che è già, in sé, una pagina di grande cinema, tra “Il padrino” e “L’età dell’innocenza”, tra Coppola e Scorsese, una festa di/in Famiglia durante la quale Masino comprende quanto il suo destino all’interno dell’organizzazione sia segnato, e sia un destino perdente.
Così, mentre Cosa Nostra è attraversata da una lotta intestina che vede Totò Riina e i Corleonesi intenti ad eliminare senza pietà le vecchie famiglie per assicurarsi il totale controllo dell’organizzazione, Masino si rifugia in Brasile dove viene però arrestato e consegnato allo Stato italiano. Ad attenderlo c’è il giudice Falcone che per 45 giorni ascolterà le rivelazioni di don Masino che consentiranno al magistrato di ricostruire vent’anni di storia mafiosa e nazionale e mandare a processo 366 imputati. Lettura intensa e profondissima su alcune, dolorose, pagine della nostra storia ma anche, e soprattutto, toccante riflessione sui concetti di fedeltà e tradimento - chi ha tradito veramente, Buscetta? La mafia che è venuta meno al suo antico codice? I corrotti rappresentanti dello Stato che con la mafia si accordano e banchettano? Il film di Bellocchio tradisce e sovverte in modo intelligente anche il cliché del gangster movie, non più una vicenda “rise and fall”, niente storia a ritroso della carriera criminale di un capo, quanto piuttosto un racconto sul “genere umano”. Da non perdere.