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L’Europa dopo il voto riparte da Tusk… Italia a rischio-isolamento

Consiglio Europeo 29 maggio a Bruxelles

Vista con gli occhi di Donald Tusk l’Unione europea è in buona salute: alle elezioni per l’Europarlamento è tornata a lievitare l’affluenza alle urne (un cittadino su due ha votato); le forze sovraniste sono cresciute, ma non rappresentano alcuna “valanga”, sono distribuite a macchia di leopardo e soprattutto sono divise tra loro; non da ultimo, Brexit “è stato un vaccino contro la propaganda anti-Ue e le notizie false” e, di fatto, nessuno parla più di lasciare la “casa comune” e neppure di abbatterla. I nazionalisti – lascia intendere – usano slogan roboanti ma poi, alla fine, non hanno progetti alternativi. Così, chiudendo il summit straordinario tenutosi il 28 maggio sera a Bruxelles, il polacco Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha tracciato un suo personale bilancio delle elezioni del 23-26 maggio, cominciando a guardare avanti per l’Europa del futuro. “L’Europa – dice, a quanto pare convinto – è il vincitore di queste elezioni. La maggioranza degli elettori ha votato per una Unione più efficace e ha rigettato chi voleva un’Europa più debole”.
Chi conta e chi non conta. “Stasera i leader dell’Ue si sono incontrati per valutare l’esito delle elezioni europee e discutere il significato di questi risultati, nonché per avviare le procedure per la nomina dei nuovi responsabili delle istituzioni europee”. Così si è espresso Tusk al termine della breve riunione con i capi di Stato e di governo dei 28. Si è detto soddisfatto per l’affluenza ai seggi, “la più alta degli ultimi 25 anni.
Ciò dimostra che l’Ue è una democrazia forte e paneuropea di cui i cittadini si prendono cura. Chiunque guiderà le istituzioni europee, avrà un vero mandato dalla gente”. Allo stesso tempo, ha riconosciuto, “avremo un Parlamento un po’ più complesso”, che richiederà la convergenza di almeno tre o quattro forze politiche per avere una maggioranza: evidente il riferimento a popolari, socialdemocratici, liberali e verdi. Le forze sovraniste, spalmate in almeno due o tre gruppi a Strasburgo (fra cui siederà la maggioranza degli eurodeputati eletti in Italia), resteranno molto probabilmente fuori dalla partita delle nomine e delle grandi decisioni... Continua a leggere

di Stefano DE MARTIS (Fonte SIR)

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