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Le due suor Miriam (1ª parte)

suor Miriam Seita

“Suor Miriam Seita, l’angelo custode del nostro oratorio, rimane ben nitida nella sua personcina delicata, minuta, taciturna”: così ancora si ricorda la suora della congregazione di San Giuseppe, morta tra le macerie dell’orfanotrofio centallese “Perucchetti”, bombardato il 29 dicembre 1944, evento che i centallesi meno giovani ricordano come il più luttuoso della seconda guerra mondiale. Diretta dalle Giuseppine di Cuneo, oltre a fornire assistenza e accoglienza alle ragazze senza famiglia o con problemi alle spalle, la benefica istituzione rappresenta anche il punto di incontro per l’oratorio femminile, dove questa suorina sa entusiasmare e plasmare le ragazze della parrocchia.

Nata a Saluzzo il 25 aprile 1907, entra in congregazione al compimento della maggiore età, ma approda all’orfanotrofio di Centallo solo il 5 settembre 1942. Ha un carattere molto riservato e un po’ taciturno, forse per la timidezza; solo a contatto con la gioventù si trasforma. Le consorelle notano, e poi lo testimonieranno, che “si occupa con interessamento e con amore delle mansioni sue, cioè dell’apostolato interno ed esterno con la gioventù, per mezzo della scuola e del catechismo”. Con il suo arrivo si assiste ad un vero decollo dell’oratorio femminile, che già da alcuni anni ha trovato casa al “Perucchetti”: le ragazze centallesi sono come calamitate da questa suorina che “aveva il dono della penetrazione dell’anima giovanile e della disciplina, per cui facendosi amare e rispettare, otteneva copiosi frutti di bene”. Da ragazza ha rivelato una passione insolita per la musica, dimostrando un talento eccezionale soprattutto con il violino, cui mai avrebbe rinunciato se non per un motivo superiore, quale appunto la vocazione religiosa. La madre generale suor Bianca Cornaglia testimonierà che solo Gesù “alla sua anima sensibilissima d’artista aveva dato il coraggio di rinunciare generosamente allo strumento appassionatamente amato, che le prometteva non comuni successi” e solo per Lui “aveva soffocato le lacrime in gola, allorquando, novizia, scorse a caso tra le cianfrusaglie del solaio il suo carissimo violino con le corde rosicchiate dai sorci”. Se rinuncia ad un futuro da concertista, non le si può però chiedere di rinunciare alla musica e al canto. È ancora la madre generale a ricordare che suor Miriam “da tutto sapeva trarre il pensiero buono, educativo, il sentimento pio da instillare nel cuore delle fanciulle e portarle a virtù, ma in modo particolare lo sapeva fare con l’insegnamento del suono e del canto, che per lei dovevano essere preghiera divota, sgorgante dall’animo”. Per questo, “allorchè veniva ad accompagnare e dirigere i canti nella cappella della Comunità era allora per tutte un vero godimento spirituale”.

Arriva a Centallo in tempo per vedere un dormitorio dell’orfanotrofio requisito dai tedeschi, la realizzazione di un rifugio antiaereo e, soprattutto, il mitragliamento dell’edificio del 14 ottobre 1944 (“solo chi ha provato può farsi un’idea del rumore prodotto dal mitragliamento e averlo sul capo”, annoteranno le suore), al termine del quale l’edificio risulta crivellato da 160 colpi, 18 vetri vengono infranti, tre banchi della cappella e alcuni materassi del dormitorio sono perforati, anche se fortunatamente non si registrano vittime. Che invece ci sono dopo il bombardamento del 29 dicembre, quando la bomba sganciata poco prima delle 14 riduce una parte dell’edificio, quello di più recente costruzione, ad un cumulo di macerie, dalle quali volenterosi centallesi, precauzionalmente a mani nude per non far del male alle superstiti, cominciano ad estrarre poveri corpi martoriati. All’imbrunire di quel giorno di sangue i lavori di scavo devono essere sospesi a causa del coprifuoco, ma ricominciano alle prime luci del mattino seguente alla ricerca di chi manca all’appello, tra le quali, appunto, suor Miriam. “Piano non fateci male” è l’invocazione sussurrata, insieme ad alcuni gemiti, che riaccendono le sempre più deboli speranze di ritrovarla in vita: dopo tre ragazze ferite e il cadavere di una giovanissima, riescono finalmente ad arrivare a lei, la povera suor Miriam, che “portava le tracce d’un gravissimo colpo alla testa, sì da dare la certezza che fosse morta all’istante”. È, senza ombra di dubbio, la vittima più compianta, quella per la quale i bambini del catechismo e le giovani dell’oratorio versano calde lacrime, ricordandone la bontà, l’entusiasmo e la delicatezza; quella di cui si comincia a sussurrare che poco prima del bombardamento avesse espresso il desiderio di offrire la propria vita al Signore per ottenere la fine del conflitto, il ritorno dal fronte di un fratello e nuove vocazioni alla vita religiosa. Si tratta di una voce che trova conferma nel necrologio scritto dalla madre generale suor Bianca, che però aggiunge “noi per prudenza le avevamo differito il permesso di offrirsi, limitandoci a consigliarla di ricevere bene dalla Provvidenza ciò che le sarebbe venuto”. Sepolta il 1° gennaio 1945 insieme alle altre quindici vittime, il piccolo seme di suor Miriam comincia a portare molto frutto.