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Un levaldigese tra gli oblati a Pinerolo – 2ª parte

La Confraternita dello Spirito Santo a Levaldigi
La Confraternita dello Spirito Santo a Levaldigi

Francesco Ghignetti dove passa lascia il segno ed anche nel nuovo ambiente “era voce comune esser egli un perfetto seminarista”. E anche brillante, visto che a fine gennaio 1844 i superiori e il clero della diocesi dimostrano di apprezzare molto il suo panegirico del patrono del seminario san Francesco di Sales, come premio del quale, un mese dopo, il vescovo lo promuove alla Tonsura ed ai quattro Ordini minori. Tuttavia, Francesco sta cercando una perfezione maggiore e gli par di trovarla soltanto con l’ingresso in una congregazione religiosa, di cui davvero non c’è che l’imbarazzo della scelta, ma proprio per questo non riesce a districarsi. È lo stesso canonico Craveri ad orientarlo verso gli Oblati di Maria Vergine in base alle preferenze di Francesco, che sta cercando un’istituzione dalla spiccata devozione mariana e che gli permetta un giorno di andare missionario in Birmania. Vi entra, in effetti a maggio 1844, trasferendosi nel Noviziato di Pinerolo. Degli otto anni trascorsi nel seminario fossanese il Craveri confesserà in seguito il suo dispiacere di non “aver ritenuto a memoria i trattidella virtuosa sua vita”, ma di poter nonostante ciò affermare che “nel tempo passato in questo seminario non mi accorsi che ne abbia trasgredito le regole, né che mi sia toccato di riprenderlo” e di essersi accorto che il giovane “il di lui tratto dolce e mansueto si studiava di modellarlo su quello del santo di Sales”.

A Pinerolo ha la fortuna di avere come maestro dei novizi un santo autentico, qual è il padre Michele Bocco, che modella gli allievi sulla base della propria intensa spiritualità e sul proprio desiderio di perfezione, spronandoli verso un ascetismo che in Francesco si innesta sul profondo lavorìo interno che da tempo che facendo in se stesso. La piccola biografia del Gastaldi cita, in particolare, alcune sue “scritture” e un paio di “libelli” che l’autore chiama “documenti di perfezione”, in cui Francesco elenca i suoi propositi, le sue mete e i “lumi” ricevuti durante gli esercizi spirituali, che permettono di delineare in modo abbastanza distinto il suo itinerario e i suoi progressi verso la perfezione, anche se fin dai primi giorni del suo ingresso in noviziato tra i suoi formatori c’è già chi annota: “Sembra che il nostro candidato non sia un semplice chierico secolare, ma un religioso formato da molti anni". L’ingresso tra gli Oblati ha permesso a Francesco di trovare una grande serenità interiore e una stabilità anche emotiva, che gli fa scrivere al compagno Giaccardi ed agli altri seminaristi fossanesi: “Grazie a Dio e a Maria SS. sto benissimo e sempre più contento di non essere stato sordo alla voce di Dio”, portandolo a concludere con un implicito invito ed una fervente raccomandazione: “Guai a chi è chiamato e fa il sordo, guai, guai”. A donargli così tanta pace è la consapevolezza di aver trovato ciò che cercava e di essere là dove il Signore lo attendeva, come ci conferma in una sua lettera indirizzata al seminario di Fossano: “Io fui più furbo di te e di tutti gli altri amici miei: lasciandovi nuotare nelle sollecitudini e cure del mondo, meliorem parte elegi, la quale spero con l’aiuto di Dio che non mi verrà tolta”.

Entusiasta di lui è il maestro dei novizi, che pur esperto di progressi spirituali, come anche dell’euforia dei neofiti, lascia scritto sul suo conto: “non par più uomo di questo mondo: è così pronto alle azioni comuni, diligente nell’osservanza degli avvisi particolari, fedele egli ordini dei suoi superiori (…) fa ogni cosa in modo tale che noi ne restiamo al disotto eclissati”. Sembra addirittura che gli abbia già trovato il futuro incarico in congregazione, perché nella relazione al termine del noviziato si spinge a definire Francesco “un ottimo religioso, in tutto il tempo che è nel noviziato non mi diede mai il menomo dispiacere, anzi sempre si dimostrò molto impegnato per la perfezione”, ipotizzando: “spererei in lui un buon ajutatore del maestro dei novizi”.I quadernetti dei suoi appunti e dei suoi propositi rappresentano il miglior termometro del suo cammino spirituale: un ragazzo appena ventenne si misura con le più alte vette della santità, in un crescendo di generosità, di slancio e di entusiasmo, conoscendo anche delusioni, rallentamenti e crisi spirituali, che puntualmente annota e da cui cerca di affrancarsi, ricorrendo se del caso a pene corporali o, come più spesso accade, a sacrifici e privazioni specialmente a tavola, convinto com’è che “la mortificazione della gola è l’a,b,c della perfezione”.

(2- continua)