Crf-H1-M-728x90 OK

Siria, tregua di 120 ore

Padre Ayvazian (Qamishli), “una buona notizia ma speriamo nella pace”

A woman stands along the side of a road on the outskirts of the town of Tal Tamr near the Syrian Kurdish town of Ras al-Ain along the border with Turkey in the northeastern Hassakeh province on October 16, 2019, with the smoke plumes of tire fires billowing in the background to decrease visibility for Turkish warplanes that are part of operation
(Photo by Delil SOULEIMAN / AFP)

120 ore, cinque giorni: è questo il tempo della tregua, o della “pausa”, nell’offensiva turca contro i miliziani curdi nel Nord della Siria, frutto dell’accordo raggiunto nella serata di ieri, 17 ottobre, ad Ankara tra il vicepresidente Usa, Mike Pence, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.
Gli Usa, secondo quanto previsto dall’intesa, favoriranno l’evacuazione dei combattenti curdi dalla zona di sicurezza concordata con Ankara. In particolare, le milizie curde dovranno ritirarsi da una linea di demarcazione fissata a 32 chilometri dal confine. La pausa della campagna turca “Fonte di pace” diventerà definitiva quando i curdi si ritireranno interamente. Una tregua che sicuramente permetterà di allontanare i miliziani curdi dalla zona frontaliera. La settimana prossima, probabilmente lunedì, è prevista una riunione tra responsabili della sicurezza nazionale e dell’esercito dei due paesi a Sotshi. Altro incontro, il giorno successivo tra Putin ed Erdoghan per confermare l’accordo di ritiro delle truppe turche. In attesa di conoscere più nel dettaglio i termini dell’accordo Turchia-Usa – c’è da capire, per esempio, a nome di chi gli Usa hanno trattato, visto che la loro alleanza con i curdi siriani era venuta meno il 9 ottobre con l’annuncio del ritiro dei soldati americani dal Nord-Est della Siria e quale potrebbe essere adesso la reazione dell’esercito di Assad, alleato dei curdi.
Dalla città di Qamishli il parroco armeno-cattolico, padre Antonio Ayvazian, che è anche responsabile della comunità armeno-cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del Nord, al Sir spiega che “ci sarebbe l’ala curda proveniente dalla Turchia e dalle montagne di Kandil intenzionati a combattere nonostante l’intesa. A Qamishli il quartiere di Kaddur Bek, vicino al confine turco e a maggioranza curda, si sarebbe svuotato dei suoi abitanti. Dai centri di Ayn Issa, Tel Abyad e Jarablus i curdi avrebbero lasciato le postazioni all’esercito siriano”. “Dalla mattinata di ieri – aggiunge – le armate siriane stanno prendendo posizione anche a ridosso del confine iracheno e fino all’estremo Nord-Est, al confine turco”.
“Tra le forze siriane e quelle turche – afferma il sacerdote – ci sarebbero adesso i russi, alleati del presidente Assad. La sensazione è che la sicurezza del confine sia ora nelle mani dei siriani. Ma è presto per trarre delle conclusioni. Quel che è certo è che siamo davanti a 120 ore di cessate il fuoco e che la popolazione potrà solo che averne un sollievo. In qualche caso, ieri sera, abbiamo assistito a scene di gioia in strada. Una buona notizia. Speriamo tutti nella pace duratura”.

Leggi l'approfondimento: per Caritas Iraq il “rischio di un esodo siriano in Iraq è concreto. È urgente lo stop all’offensiva turca”