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Reddito di cittadinanza e non autosufficienti

Consorzio Monviso solidale e altri enti a confronto per aiutare gli under 67 che vivono in strutture protette

Come il Reddito di cittadinanza può aiutare under 67 non auto sufficienti

Lo scorso 23 ottobre, si è riunito a Fossano il tavolo di Coordinamento dei servizi sociali della provincia di Cuneo, che coinvolge - oltre al consorzio Monviso solidale appunto per il Fossanese - il Csac di Cuneo, il Cssm di Mondovì, l’Unione montana di Ceva, il consorzio Alba Langhe e Roero e la Gestione intercomunale Servizi sociali Ambito di Bra. Molti i temi affrontati, fra cui la possibilità per gli under 67 non autosufficienti di poter contare sul Reddito di cittadinanza per il pagamento della retta nelle strutture in cui siano eventualmente ospiti.

Di che cosa si tratta più nel dettaglio? Per una persona non autosufficiente di età uguale o superiore ai 67 anni che si trovi in una struttura residenziale protetta, il Reddito di cittadinanza diventa Pensione di cittadinanza e può essere destinato a “coprire” la retta richiesta della struttura stessa. Per quanti si trovano nelle medesime condizioni, ma non hanno ancora compiuto 67 anni, non è possibile sfruttare allo stesso modo il Reddito di cittadinanza: questo vincolo può creare difficoltà. Ecco perché nell’incontro a Fossano, spiegano i relatori, “ci si è confrontati sul Reddito di cittadinanza e, in particolare, sulla possibilità, per i destinatari  di questa misura che risultino essere inseriti in strutture residenziali protette, di poter utilizzare il beneficio per pagare una parte delle retta dovuta”. Su questo tema, però, “sarà necessario un ulteriore confronto con il ministero del Lavoro e Politiche sociali”.

Altro tema affrontato dal consorzio Monviso solidale e le altre realtà sociali invitate a Fossano è “l’entità dei nuovi finanziamenti che riguardano il “Pon inclusione”, ovvero il programma operativo nazionale - cofinanziato dal Fondo sociale europeo - che sostiene misure e servizi innovativi contro la povertà e la marginalità sociale. “Con il Pon 2014-2020 - proseguono i relatori -, per la prima volta i fondi strutturali sono intervenuti a supporto delle politiche di inclusione sociale e stanno contribuendo al processo che punta a definire i livelli minimi di alcune prestazioni sociali, affinché queste siano garantite in modo uniforme in tutte le regioni italiane”: l’ambizione è  “superare l’attuale disomogeneità territoriale”.