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Festeggiati a Roma i 50 anni dell’Acr

Dalla diocesi di Fossano una dozzina i partecipanti all’evento “Light up. Ragazzi in Sinodo”

“Light up. Ragazzi in sinodo” è il nome-slogan dell’iniziativa nazionale che è stata promossa dall’Azione cattolica ragazzi per festeggiare il suo primo mezzo secolo di vita e di impegno. L’evento ha radunato a Roma dal 30 ottobre al 2 novembre un migliaio di ragazzi e ragazze (in rappresentanza dei 150mila iscritti all’Acr), tra cui un gruppetto proveniente dalla diocesi di Fossano (nella foto), nove ragazzi che partecipano normalmente alle attività parrocchiali dell’Acr.
Era il 1969 quando l’Azione cattolica decideva di rivolgere un’attenzione speciale a chi ha dai 4 ai 14 anni. Una “svolta” maturata nel solco del Vaticano II e legata alla “Apostolicam actuositatem”, il decreto sull’apostolato dei laici firmato da Paolo VI e datato 1965. Da allora è stata percorsa molta strada, tenendo sempre al centro la cura della fede e la centralità della parrocchia, filtrate e vissute attraverso l’esperienza dell’associazionismo. “L’Acr – ha detto Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana – propone infatti ai più piccoli di fare un cammino di fede comunitaria dentro la Chiesa, associativo, e soprattutto di scoprirsi protagonisti del proprio percorso, accogliendo la sfida di essere discepoli e al contempo missionari del Signore”.

“L’obiettivo dell’evento - spiega Elsa Operti, una delle animatrici che, insieme a Marco Piola e Tommaso Demaria, li ha accompagnati in questa tre giorni romana - non era solo fare memoria di questi primi 50 anni, ma raccogliere le sfide del presente e del futuro, cercando insieme di rispondere alla domanda: come posso portare luce (da cui lo slogan “light up”) nella Chiesa e nel mondo? Attraverso riflessioni e lavori di gruppo hanno elaborato un documento sinodale che indica concretamente come rispondere a questa domanda, provando a guardare al futuro da protagonisti del cambiamento, con schiettezza e freschezza”. Lo ha sottolineato anche Luca Marcelli, responsabile nazionale dell’Azione Cattolica ragazzi, al termine della tre giorni: “Questi giorni sono stati un esercizio di sinodalità e di democrazia, un’occasione per riflettere insieme sull’importanza della fede e su come l’esperienza dell’associazionismo possa rappresentare un valore aggiunto per vivere la propria relazione con Cristo”. “Con oggi non si spengono però le luci – ha precisato – anzi è ancora più forte l’assunzione di impegno di Acr accanto ai più piccoli. Usciamo infatti da questa festa con un documento sinodale proposto ed elaborato dai ragazzi, che indica la strada che vogliamo percorre e sulla quale siamo già in cammino”. 15 emendamenti che guardano “alla salvaguardia del Creato, all’utilizzo dei social come strumento per creare reti, ponti, alla gioia dello stare insieme e condividere la propria esperienza di fede, all’incontro come opportunità per scambiarsi buone pratiche di impegno sociale, per essere testimoni del Signore dentro la Chiesa e nel mondo”, ha concluso.

Tra i momenti memorabili della tre giorni la partecipazione alla preghiera dell’Angelus il 1° novembre in piazza San Pietro, quando Papa Francesco si è rivolto ai ragazzi intonando un canto Acr, e le emozioni legate alla festa per i 50 anni, con la partecipazione di chi contribuì a far nascere questa esperienza all’interno dell’Ac.
A conclusione dell’evento, l’assistente nazionale dell’Acr don Marco Ghiazza, nel descrivere come i più piccoli percepiscono la fede, si è soffermato sul loro “bisogno di trasformarla in qualcosa di concreto, di non riservarla solo ad alcuni luoghi ma di portarla nelle piazze, nei campi sportivi, a scuola. Credo che siano essenzialmente due le sue caratteristiche – ha affermato –, la prima forse più intima, in cui il Signore è loro vicino e gli aiuta a ridare il sorriso a se stessi e ai loro coetanei. I ragazzi hanno infatti un’attenzione spontanea verso il prossimo che colpisce e di rado si trova negli adulti. La seconda rimanda invece alla dimensione della comunità. Cioè alla vita di gruppo che è concretamente un’esperienza di Chiesa, di carità e di servizio agli altri, a loro misura”. “L’augurio – ha detto – è dunque che l’Acr continui, attraverso la sua proposta, a portare alla Chiesa lo sguardo originale dei ragazzi, che saranno gli adulti del futuro”.