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Il sonno nobilita l’uomo

Il Vangelo dell’Avvento - 1ª domenica: Matteo 34,37-44

In ogni ambito lavorativo, ci sono persone che si attengono scrupolosamente al contratto che hanno firmato, rimanendo giustamente entro i limiti di orario e mansioni stabiliti; altre invece eccedono rispetto a quanto era concordato, non tanto in vista di un premio, quanto perché, ad esempio, si appassionano a quello che fanno. Certo, se non lavorassero quella mezz’ora in più, non è che l’azienda andrebbe incontro al fallimento, tuttavia si sentirebbero mancanti di qualcosa: difficile da descrivere, ma l’operaio come la fisioterapista quando lo fanno, stanno ascoltando la voce della loro coscienza che li interpella ad andare un poco oltre il dovuto. Non sono quindi in gioco scatti di carriera o menzioni speciali, ma un modo di essere lavoratore e lavoratrice, e prima ancora uomini e donne, anche in assenza di tornaconto. Tuttavia, come l’eccesso al ribasso a lungo andare non porta buoni frutti, anche alzare troppo l’asticella potrebbe rappresentare un problema: siamo infatti tentati di pensare che il vero lavoratore sia solo quello che non si ferma mai, o comunque riduce al minimo sindacale il tempo del riposo, da dedicarsi e dedicare. Il dipendente che ogni datore di lavoro sogna di avere, non è forse quello che condivide con “il capo” il valore non negoziabile secondo il quale chi dorme non piglia pesci? Questo perché riposarsi è sinonimo di pigrizia la quale, come è noto, non produce fatturato.

Capita più facilmente di quanto si pensi di ritrovarsi invischiati in questa logica: non suona infatti strano venire a sapere che il dentista chiuderà lo studio tra Natale e l’Epifania, che l’idraulico andrà in vacanza con moglie e figli, o che il parroco si prenderà due settimane di ferie? Questo perché, a volte, pensiamo che una persona rigorosa non possa concedersi il lusso di staccare dal lavoro e riposarsi. Il brano di Vangelo (Matteo 34,37-44) sembra confermarlo: dato che non si sa bene in quale giorno il Signore verrà, occorre essere sempre pronti ad aspettarlo; dato che un ladro potrebbe svaligiare la casa al calare del sole, occorre essere svegli ogni notte per impedirglielo. Dando credito ad una interpretazione del genere però, si mescola ingenuamente e impropriamente l’idea di Dio con sentimenti di paura e angoscia, panico e afflizione, compromettendo in radice una sana relazione con Lui. La diagnosi di questa patologia è evidente: esiti da privazione di sonno. Il sonno infatti non è un nemico da respingere ma un amico da desiderare, perché si può essere lucidi e tessere buone relazioni con tutti soltanto dopo aver posato a lungo la testa sul cuscino, cioè si dorme per non addormentarsi di fronte alle ingiustizie che si incontrano nella vita come sul lavoro. Questo era successo ai tempi di Noè: non riposavano abbastanza! E quando succede, rischi di confondere “il Dio furtivo” con un ladro in azione, stravolgere le sue intenzioni e crederlo all’origine del dono come dello scippo. Quando capita di pensarlo, occorre fare attenzione: forse non abbiamo riposato abbastanza! E se non sapremo dare giusto spazio al riposo, sarà la nostra coscienza un giorno ad addormentarsi. Ma saranno guai.

Paolo Tassinari