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Terremoto in Albania, domenica 8 raccolta di fondi nelle parrocchie

Le scosse continuano, ma non fermano la macchina dei soccorsi; il lavoro della Caritas

Terremoto in Albania
Foto SIR

Dopo il devastante terremoto che ha colpito l’Albania il 26 novembre, la macchina della solidarietà si è messa in moto. Servono soprattutto fondi per far fronte all’emergenza immediata e per organizzare il futuro. La Caritas italiana è presente in Albania già in questa fase e sta lavorando a fianco degli operatori di Caritas Albania per sostenerla.
La Caritas della diocesi di Fossano ha organizzato una colletta a sostegno dei fratelli albanesi: si svolgerà in tutte le parrocchie e comunità domenica 8 dicembre. Le donazioni si possono recapitare presso la propria parrocchia, alla Caritas diocesana in via Vescovado 12 a Fossano (aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8,30 alle 12,30) e presso la Cassa di Risparmio di Fossano Iban IT 29 T 06170 46320 00000 1603189.

La situazione
Le città più colpite dal sisma sono Durazzo (la seconda del Paese) e Thumanë, 40 km a nord di Tirana. Critica la situazione anche in molti altri centri, tra cui Kruje, Lezhe, Lac, Lushnje, Fier e la stessa Tirana. Le vittime accertate sono 51, i feriti 2000. Resta tutta da verificare invece la mappatura delle strutture, pubbliche e private, distrutte e rese inagibili. Le scosse proseguono in Albania, ma non bastano a fermare la macchina dei soccorsi organizzata da Caritas Albania, sostenuta da Caritas Italiana, per venire incontro ai bisogni della popolazione terremotata. Due i campi di intervento della Caritas: fornire tutto l’aiuto materiale possibile ai terremotati e lavorare alla mappatura del territorio colpito per una prima stima dei danni. “Statistiche ufficiali non ci sono ancora – dice al Sir Ettore Fusaro, di Caritas Italiana, che supporta Caritas Albania in queste ore di emergenza e soccorso –, ma andando in giro per le aree colpite con i nostri team, anche su segnalazione delle parrocchie, è apparso chiaro che ci sono decine e decine di edifici inagibili. I sopralluoghi in corso evidenziano la presenza di tantissimi centri con centinaia e in alcuni casi migliaia di sfollati. C’è gente che dorme in strada, in macchina, in alloggi di fortuna se non addirittura in strutture pericolanti. Risultano inagibili scuole, palestre, asili e ciò spinge la popolazione a chiedere sul prosieguo dell’anno scolastico dei loro figli. La stima dei danni pertanto potrebbe essere molto elevata in virtù del fatto che il territorio colpito è molto esteso”.
L’elenco dei bisogni avanzati dalle persone terremotate si allunga ora dopo ora: “Si va dai pacchi viveri ai kit sanitari, dal vestiario alle coperte e lenzuola per finire ai materiali per bambini, a stufette, lavatrici e piccoli contributi economici”, afferma Fusaro che sottolinea: “Ci sono famiglie che già vivevano in uno stato di povertà e che ora versano in condizioni a dir poco drammatiche”. “Al momento si sta sopperendo con gli aiuti che stanno arrivando in particolare dal Kosovo”. Particolarmente difficile è portare soccorso nelle zone più interne e lontane dai maggiori centri abitati. “Si tratta di zone agricole e di pascolo – spiega l’operatore di Caritas Italiana – per cui molti dei loro abitanti hanno chiesto delle tende perché vogliono restare vicino alle loro proprietà. Molte famiglie hanno animali da accudire che non vogliono lasciare”.

La solidarietà
Si muove anche la macchina della solidarietà: tramite il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, Papa Francesco ha stabilito di inviare un primo contributo di 100mila euro per il soccorso alla popolazione albanese. La Presidenza della Cei ha destinato a sua volta 500mila euro, provenienti dai fondi dell’8xmille. Lo stanziamento avverrà tramite Caritas Italiana e servirà a reperire in modo mirato aiuti alimentari e beni di prima necessità come vestiario, sacchi a pelo, coperte, kit per l’igiene e per i neonati. Saranno, inoltre, predisposte strutture di accoglienza, servizi igienici, cucine da campo, alloggi adeguati per le categorie più vulnerabili. “Contiamo molto anche sull’aiuto della diaspora albanese, metà della popolazione vive all’estero, ed è un valore aggiunto”, conclude Fusaro.

La situazione aggiornata