The Irishman

Irishman Storia Vera

Di Martin Scorsese; con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale.
In sala dai primi di novembre per gli appassionati del grande schermo e della visione “esteticamente confortevole” (il film è in sala a Torino al cinema “Classico”), e anche sulla piattaforma Netflix per chi, un pochino più pigro, preferisce il divano di casa alla sala cinematografica, “The Irishman” è il nuovo attesissimo film di Martin Scorsese che torna al suo mondo, quello della mafia italo-americana che il regista statunitense aveva magistralmente raccontato in “Goodfellas - Quei bravi ragazzi” e “Casinò”. Tre ore e mezza di proiezione per un film epico e per certi aspetti conclusivo nel raccontare un tempo, un’età e un mondo al crepuscolo, anche se ciò avviene come sempre con la modalità tutta scorsesiana di concentrare l’attenzione non tanto sulla Storia quanto sulle storie, non tanto sugli uomini quanto sulle persone. E così attraverso gli occhi e lo sguardo di alcuni attori tra i suoi più cari e amati - Robert De Niro, Joe Pesci, Harvey Keitel, Al Pacino - tutti insieme per la prima volta, Scorsese ci racconta quarant’anni di vicende personali, di vicende criminali e di storia americana. Sceneggiato da Steven Zaillian (premio Oscar per la sceneggiatura di “Schindler’s List” e già con Scorsese per “The gangs of New York”), “The Irishman” è la storia di Frank Sheeran, veterano della Seconda guerra mondiale, camionista, amico e sodale di boss mafiosi e del potente capo del sindacato dei Teamsters Jimmy Hoffa, nonché sicario. Sullo sfondo ci sono le elezioni di J.F. Kennedy e il suo assassinio, Cuba e la Baia dei Porci, Nixon e lo scandalo Watergate, la guerra nel Kosovo. Sopra, accanto, dietro e davanti a queste vicende ci sono Frank, Russel (uno strepitoso Joe Pesci che lavora di sottrazione), Jimmy Hoffa/ Al Pacino, Cosa Nostra… Fluviale, bellissimo e cinematograficamente impeccabile a cominciare dal piano sequenza in soggettiva in apertura con la macchina da presa che ci conduce lungo i corridoi di una casa di riposo e che è la riproposizione, al contrario, di un altro piano sequenza, quello con Ray Liotta che scende lungo le scale e i corridoi del “Copacabana” in “Quei bravi ragazzi”, (là era la mafia, e la vita, la gioventù nel pieno del suo fulgore, qui è il crepuscolo, il canto del cigno di un mondo e di un’età con la sequenza che si conclude sul volto di un Frank Sheeran/ De Niro ottantenne che apre il libro di ricordi per dirci “come stavano le cose”), “The Irishman” è un incredibile compendio di cinema (come si scrive, come si dirige, come si interpreta) che amalgama in maniera stupenda amicizia e tradimento, fratellanza e cinismo, ironia e disincanto e che chiunque frequenti e ami, almeno un po’, il cinema non potrà non vedere e amare.