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I proverbi sul tempo che non mentono…

A tu per tu con Fulvio Romano, noto meteorologo cuneese: "Così sta cambiando il clima nella nostra provincia"

Romano Fulvio

Nessuno racconta la meteorologia come lui. Fulvio Romano (in foto), laureato in Filosofia e a lungo docente e preside di scuola superiore, dà abitualmente le “previsioni” sulle pagine cuneesi de “La Stampa”, di cui è collaboratore scientifico: forse proprio la sua formazione umanistica rende tanto piacevole la lettura dei suoi articoli. Articoli in cui vengono passati in rassegna anche i proverbi dedicati sempre al meteo: funzionano ancora?
Domanda legittima, a cui arriveremo in seguito: iniziamo la nostra intervista con Romano, socio onorario della Società meteorologica italiana, da un tema più dibattuto, più urgente...

Professore, nelle scorse settimane la Granda è stata colpita da precipitazioni molto intense. Accadrà sempre più spesso nei prossimi anni? Dobbiamo abituarci ai fenomeni estremi?
Se osserviamo, per gli ultimi anni, la quantità d’acqua e i giorni di pioggia, notiamo che questi ultimi non cambiano, mentre la quantità di pioggia aumenta molto: piove di più nella stessa unità di tempo.
Per quanto riguarda la Granda, le bombe d’acqua - o meglio i nubifragi - sono sovente dovuti all’arrivo di aria caldo-umida dal mare spinta da perturbazioni africane: quando l’aria del mare, molto calda, incontra l’aria più fresca delle nostre zone, si sprigionano temporali che si auto-alimentano.
Il clima cambia. Un tempo, d’estate, prevaleva l’Anticiclone delle Azzorre; da un po’ di anni è stato sostituito dall’Anticiclone africano.

Bombe d’acqua, ma anche - in estate - caldo insopportabile...
Nell’ultimo trentennio le medie sono aumentate di 2 gradi rispetto a quello precedente; ma va detto che il trentennio dal ‘61 al ‘90 fu molto freddo.
Il cambiamento climatico c’è sempre stato, ma occorre identificare la causa: l’approccio peggiore è parlarne da un punto di vista ideologico. Dalla Rivoluzione industriale ad oggi, le attività antropiche agiscono in modo determinante, provocando non solo l’«effetto serra», ma più in generale un inquinamento con cui non possiamo più convivere.

Siamo colpevoli, ma anche più accorti nel prepararci agli “eventi estremi” di cui diceva: nel 2016 è caduta la stessa quantità d’acqua del 1994, ma non si è ripetuta la disastrosa alluvione che avevamo sperimentato...
Tre anni fa, anzi, l’apporto di acqua è stato superiore a quello del ‘94. La Protezione civile, l’informazione, il lavoro sui fiumi e il territorio hanno contenuto gli effetti.
Abituarsi ai cambiamenti climatici significa creare una cultura del territorio, recuperando ad esempio zone che rischiano di essere abbandonate: dove non c’è più il montanaro o il contadino che cura il terrazzamento o il bosco, tutto frana.
Far tornare i giovani nelle valli montane - oggi con Internet e il turismo colto si può - è la risorsa del futuro.

Nelle nostre campagne vediamo tanti fossi ormai interrati: è un bene?
L’esperienza insegna  che occorre mantenere gli sfoghi naturali dell’acqua.
Tempo fa, a San Lorenzo al Mare una forte alluvione portò in mare 200 o 300 auto: era stato costruito un grande parcheggio che “bloccava” un fiume e, dopo il suo abbattimento, le  alluvioni ebbero effetti contenuti.
Così deve essere anche nelle “bealere” delle nostre campagne, dove peraltro un tempo potevi pescare: non bisogna cementarle come sapevano i nostri nonni, anzi bisogna riconoscerne il valore culturale e paesaggistico.

A proposito dei nostri nonni... Lei cita sovente proverbi che collegano i giorni alle condizioni climatiche che dovrebbero verificarsi in seguito. “Funzionano” ancora questi proverbi?
Il Cuneese è un’isola climatica un po’ particolare, per la vicinanza del mare e la presenza delle Alpi che ci fanno da baluardo: scende più neve che altrove, ma abbiamo situazioni climatiche particolari  grazie anche al Föhn. Per questo da noi i proverbi valgono ancora un po’. E non dimentichiamo che qui, anche per l’altitudine, l’inquinamento è meno presente che nella Pianura padana.
Lo scorso 13 dicembre è stata rispettata la tradizione secondo cui nel  giorno di Santa Lucia scende una nevicata piccola ma artica, molto fredda.
Possiamo così continuare a leggere il tempo con gli occhiali del calendario contadino. La saggezza degli antichi ci aiuta a capire la successione dei climi che stiamo vivendo.