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Incubi notte e giorno

Il Vangelo dell’Avvento - 4ª domenica

A chi non è mai successo di svegliarsi nel cuore della notte dopo aver avuto un incubo, cioè un sogno angoscioso che incuteva paura e sgomento? Chi è genitore poi lo sa bene: il grido improvviso del bimbo nella culla, probabilmente rivela un brutto sogno abitato da fantasmi o bestie feroci che lo hanno spaventato. Perché gli incubi quasi ti rapiscono, e mentre vorresti scappare via, sei costretto a rimanere in loro balìa per un tempo che appare interminabile. Ne ricordi qualcuno? Uno ricorrente della mia infanzia, era quello di avere le mani intrappolate in un impasto informe dal quale non riuscivo a liberarmi e che pian piano, avvicinandosi alla faccia, mi soffocava; l’ultimo in ordine di tempo invece, mi vedeva fare una curva guidando l’auto, mentre la roulotte che stavo trainando si rovesciava. Lo sapesse Freud, certamente offrirebbe la giusta interpretazione ai nostri sogni! Perché gli esperti dicono che il sonno può fare emergere traumi dell’infanzia sperduti in chissà quale angolo della memoria, ma anche paure associate ad eventi che generano ansie e preoccupazioni. Addirittura a volte non ci si sveglia subito dal sonno e l’incubo sembra stia continuando: in ospedale ad esempio, si possono incontrare persone che, dopo traumi importanti, non sono certe di essere sveglie e chiedono: “Sto sognando e facendo un incubo, vero?”.

Questa domanda che può sembrare assurda, in realtà è drammaticamente vera per chi la pone, e stando al Vangelo odierno, anche Giuseppe è assalito da un dubbio altrettanto angosciante. “Pensò di ripudiarla in segreto”: dal sogno ad occhi aperti del giovane innamorato che sta per concludere le nozze - Maria era infatti sua “promessa sposa” - passa al timore di vivere l’incubo di non essere l’unico agli occhi dell’amata. Ciò che è avvenuto infatti, assomiglia ad un grave incidente automobilistico dal quale però è Giuseppe ad uscirne politraumatizzato: la sua donna aspetta un bambino, e lui sa di non essere genitore. Come prendere sonno in una situazione del genere? Come appoggiare la testa sul cuscino senza essere preda di spettri e draghi? Giuseppe ci riesce, cioè pur nel tormento si fida del buio e della notte, e chiude gli occhi. E dormendo il suo incubo ritorna ad essere un sogno: Maria è proprio per lui, può esserne certo. E anche il Figlio che la Madre porta in grembo è per lui e, grazie a lui, sarà con noi. Giuseppe, lungi dall’essere protagonista di un film il cui copione gli chiede soltanto di recitare il ruolo della comparsa, contribuisce con la sua libertà all’avverarsi dell’intenzione di Dio per sé e per Maria, assumendosi il rischio della decisione. Si sta prendendo un abbaglio? È vittima di un miraggio? Come distinguere poi in ciascuno di noi un sogno da un incubo? Impossibile discernere con certezza, la vita è complicata per tutti, e il ritmo sonno-veglia oggi giorno è tutt’altro che regolare. Giuseppe però mostra che, quando saremo preda del dubbio, se riusciremo a prendere sonno, la risposta sarà vicina.

Paolo Tassinari