Nasce il “Dio del disordine”

Vangelo di Natale (messa della notte)

Mantenere in ordine gli ambienti in ogni civile abitazione, è segno di affidabilità delle persone che ci vivono, consente col solo “colpo d’occhio” di trovare il carica batteria del cellulare o le ciabatte, ed è un bel modo per dare il benvenuto ad un ospite. Almeno così pensano i genitori. I figli invece fanno saltare questo tipo di congettura. Sostengono che, alla prova dei fatti, nel casino ritrovano ogni cosa, i pantaloni come il compasso, i quali se fossero riposti in quello che gli “antichi” si ostinano a definire il loro posto, banale e scontato, sarebbero reperibili con maggiore difficoltà. L’amico che li viene a trovare, ti dicono, guarda i volti e non il pavimento: è uno sguardo ad offrire il benvenuto, non una piastrella! La camera da letto di un adolescente poi, sovente evoca quanto scriveva Carl Gustav Jung: “In ogni caos c'è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto”. È così: la sedia con il cumulo dei vestiti, la scrivania con vestigia scolastiche di altre epoche didattiche, l’armadio, fonte continua di ispirazione per un romanzo di Tolkien, non dicono ignavia da parte di chi li ha in uso, quanto un modo di essere ragazzo o ragazza che chiede di essere riconosciuto. I figli reclamano libertà anche sotto questo profilo: non sopportano ricevere ordini e fare ordine, e sempre qualcosa rimarrà fuori posto negli ambienti in cui transitano.

Qualcosa di analogo era successo a Cesare Augusto quando fece indire un “censimento di tutta la terra”, gesto dettato dalla necessità di avere il polso di un territorio di periferia. È il Vangelo della notte di Natale a dirlo: l’Imperatore e i suoi funzionari riuscirono a catalogare tutto, compreso il piccolo Gesù, ma in quel tentativo di mettere ordine, il Bambino rimase soltanto un numero tra i tanti e non si accorsero di lui. Lo scompiglio creato nella vita di una giovane promessa sposa qualche mese prima invece, aveva permesso a Maria di riconoscere in sé la presenza del Figlio; il trambusto occorso all’uomo innamorato di quella ragazza, non gli aveva impedito di fidarsi di lei e così facendo di conoscere il Figlio. Ai pastori, nomadi per definizione, abituati cioè a convivere con la precarietà caotica dei continui spostamenti, è dato di vedere il Bambino in una mangiatoia e non come ci si aspetterebbe per “il Salvatore” in una stanza ordinata e in una culla degna di questo nome. Come leggere tutti questi elementi? Accanto all’immagine biblica del Dio della promessa, il Natale forse ci offre la figura del “Dio del disordine”: per nascere, non aspetta che qualcuno metta a posto le cose fuori posto, tantomeno ingiunge di farlo. Lui si trova bene così, e nasce daldisordine e neldisordine, perché tale è la vita di ciascuno. Se potessimo guardare il film della nostra infatti, chi potrebbe parlare di linearità ed eleganza di ogni minuto trascorso? Natale viene a dirci che a Dio piace talmente la nostra quotidiana confusione da venire lui stesso ad abitarla; non per riordinarla, ma per condurla a salvezza.

Paolo Tassinari