Il mistero di Henri Pick

Il mistero di Henri Pick

Di Rémi Bezançon; con Fabrice Luchini, Camille Cottin, Alice Isaaz, Bastien Bouillon, Josiane Stoléru.
Negli ultimi anni in più occasioni il cinema ha portato in scena il mondo letterario con storie a cavallo tra il noir, la commedia corale, il thriller o la commedia sentimentale con pellicole come “Il gioco delle coppie” o “L’uomo nell’ombra”, “Sotto falso nome”, “Book club”, “Cyrano mon amour” insomma, un nutrito numero di film attraverso i quali il mondo “dei libri” è entrato con forza sul palcoscenico, ed anche “Il mistero di Henri Pick” si inserisce in questo filone.
Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di David Foenkinos (edito in Italia da Mondadori) il film narra una vicenda che, come recita il titolo, ruota intorno ad un mistero, un nome sconosciuto sino al giorno prima e poi, di colpo, diventato arcinoto: chi è Henri Pick?
Per molti è uno scrittore, l’autore di un romanzo in vetta alle classifiche ed ora sulla bocca di tutti. Ma non tutto è come sembra e per qualcuno le cose possono essere diverse da così… Già, perché Henri Pick è, anzi era, un semplice pizzaiolo bretone morto oramai da due anni e la cui vedova afferma di non aver mai visto scrivere nulla di più della lista della spesa. Allora chi è, chi era davvero Henri Pick?
E qui entra in scena Jean-Michel Rouche (uno splendido Fabrice Luchini), critico letterario e presentatore di un seguitissimo talk show tv di argomento letterario, poiché è durante una sua trasmissione che viene sollevato il caso del misterioso pizzaiolo diventato di colpo scrittore di successo. Rouche, per nulla convinto della situazione, sente odore di inganno, sente odore di un piano di marketing costruito a tavolino per aumentare le vendite e si reca personalmente in Bretagna là dove è stato scoperto il manoscritto per cercare di capire cosa è veramente accaduto.
Un po’ thriller un po’ commedia, “Il mistero di Henri Pick” deve molto al personaggio di Rouche /Fabrice Luchini, critico esperto e disilluso ma non cinico, seriamente intenzionato a svelare i maneggi del mercato compiuti a danno del talento, tuttavia se il mondo dell’editoria e le sue politiche spesso fumose ne escono con le ossa discretamente rotte, nel complesso Bezancon dirige con leggerezza la storia condendo la sua detective story con dialoghi frizzanti e panorami bretoni da mozzare il fiato.