Sorry we missed you

Sorry we missed you

di Ken Loach; con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster.
Probabilmente insieme a Papa Francesco (di cui peraltro è coetaneo, entrambi infatti sono del 1936) Ken Loach è rimasto uno dei pochi a prestare costante attenzione a quelli che un tempo venivano definiti “gli ultimi”, espressione forse non così felice ma che (purtroppo) rende bene l’idea. Che siano gli adolescenti delle periferie urbane che sperimentano sulla loro pelle le difficoltà del divenire adulti (“Sweet sixteen”), o gli immigrati clandestini negli Usa (“Bread and roses”) piuttosto che gli operai che perdono il lavoro (“Io, Daniel Blake”), la bussola di Ken Loach è sempre puntata su chi dalla vita ha ricevuto più schiaffi che carezze, e così anche con il suo ultimo lungometraggio l’ottantatreenne regista inglese non si smentisce ed attraverso “Sorry, we missed you” ci porta nel cuore della “gig economy” per raccontarci lo sfruttamento dei lavoratori nell’era della globalizzazione. Ricky (Kris Hitchen), ha perso il lavoro e campa di lavoretti occasionali sino a quando pensa di aver trovato una buona occasione, un’occasione che potrebbe consentire a lui e alla sua famiglia di “svoltare”. Gli viene offerto infatti un posto da corriere, in Italia si direbbe “un padroncino” perché per poter lavorare Ricky dovrà comprarsi il furgone e l’unica possibilità che ha per acquistarlo è di vendere l’automobile della moglie Abby (Debbie Honeywood) che fa assistenza domiciliare a persone anziane e disabili con una pazienza e una delicatezza da premio Nobel per la pace. Con il suo furgone Ricky farà consegne a domicilio, guadagnerà molti più soldi di prima e finalmente lui e Abby potranno acquistare una casa. Ma…ma Ricky non ha fatto i conti con le spietate regole del turbocapitalismo che privatizza gli utili e socializza le perdite, per reggere l’impiego Ricky deve lavorare 14 ore al giorno senza fermarsi mai, i suoi percorsi sono tracciati da un malefico e costoso apparecchio informatico che gli rende il lavoro un inferno e la vita impossibile, e intanto i rapporti famigliari vanno a rotoli…
Intenso e delicato “Sorry, we missed you” è uno spaccato di vita quotidiana che ha la potenza di un documentario, il fascino di un thriller e la delicatezza di una commedia e dove gli attori, presi dalla strada come spesso accade nel cinema di Loach, aderiscono ai personaggi in modo incredibile (su tutti la piccola Lisa Jane/ Katie Proctor, dolcissima).
Ancora una volta non possiamo che dire grazie al cinema di Loach (e al suo fido sceneggiatore Paul Laverty) per la stupenda occasione che ci viene offerta di cogliere la realtà e comprendere il mondo in cui viviamo. Grazie Ken, grazie davvero.