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Il parroco centallese che aveva “la scienza dei santi” (1ª parte)

Onorato don Corrado

Padre Onorato Corrado nasce il 18 ottobre 1812 a Borgo San Martino (provincia di Alessandria, diocesi di Casale) ed il 14 maggio 1832 entra nell’Ordine dei Frati Minori con già un non indifferente bagaglio di cultura classica e letteraria che avrà poi modo di perfezionare e incrementare con gli studi teologici, tanto da meritarsi i complimenti del celebre Vincenzo Gioberti, che si trova ad assistere alla discussione della di lui tesi di laurea, restando incantato della sua vasta cultura e della sua eloquenza. Scontata, quindi, una sua brillante “carriera” in seno all’Ordine, di cui diventa una delle più eminenti e venerate figure dell’Ottocento. Superiore e docente di Filosofia nel convento di Casale prima, professore di Teologia e di Sacra Eloquenza nello Studio Superiore San Tommaso di Torino poi, diventa Guardiano, Definitore e, dal 1854 al 1860 anche Ministro Provinciale del suo Ordine. A seguito del provvedimento regio 3036 del 7 luglio 1866 che decreta la soppressione delle congregazioni e degli ordini religiosi, anch’egli resta senza convento, pur continuando a sentirsi ed essere un autentico figlio di San Francesco. Eppure è proprio attraverso questa dolorosa pagina della storia ecclesiastica italiana che la parrocchia di Centallo comincia a profilarsi al suo orizzonte.

Per quali strane vie ancora non si sa, ma certamente non si è lontani dal vero nell’ipotizzare che un qualche ruolo, anche di primissimo piano, l’abbia in ciò avuto un sacerdote originario di Penango (che in linea d’aria è neppure troppo distante da Casale Monferrato), in quegli anni elemento di spicco della Curia romana e che proprio nel 1867 ha da Pio IX l’incarico di studiare e riferire sullo spinoso problema della copertura delle sedi vescovili vacanti (tra queste ultime c’è anche Fossano, che tale resterà per vent’anni). Il sacerdote in questione si chiama Emiliano Manacorda e si mette in moto partendo dal fallimento della “missione Vegezzi” (stroncata da Pio IX, che rifiuta il giuramento dei nuovi vescovi nelle mani del re) per approdare alla “missione Tonello”, che Vittorio Emanuele aveva definito “superiore alle forze umane”. Sarà per l’influenza di Manacorda sul Papa, sarà per la mediazione di don Bosco o fors’anche per la buona volontà che Stato e Chiesa dimostrano di mettere in campo, fatto sta che gli sforzi compiuti hanno buon esito e ben 37 diocesi possono così avere un nuovo vescovo. Una delle rimanenti ancora vacanti, quella di Fossano, toccherà nel 1871 proprio al neppur quarantenne Manacorda che la reggerà per ben 38 anni, fino al 1909. È facile intuire che questi, proprio per la mediazione politica che sta esercitando nel 1867, goda di particolare considerazione presso Casa Savoia ed è facile dedurre che, dovendosi in quell’anno provvedere anche ad assegnare un parroco a Centallo, all’epoca appunto di nomina regia, proprio il Manacorda abbia la possibilità di segnalare alla Corte sabauda il nome di un candidato degno qual è appunto questo frate senza convento, che nel frattempo non è però rimasto con le mani in mano, come dimostra l’intenso ministero della predicazione esercitato in quei due anni, trasformandolo in uno dei predicatori più contesi dai pulpiti di tutt’Italia.

Non bisogna dimenticare che a quell’epoca la parrocchia centallese è decisamente ricca, anzi tra le più ricche, di pari dimensioni, dell’intero Piemonte e può sembrare un controsenso assegnarla a chi, come San Francesco, ha sposato “madonna Povertà”. Non sembra tuttavia che l’arciprete Corrado corra il rischio di tradire il proprio voto di povertà, riuscendo a conciliare benissimo il suo immutato stile di vita personale con il ruolo di amministratore del cospicuo patrimonio della parrocchia di Centallo. Ne prende possesso l’8 settembre 1867, trovandovi una chiesa con quasi cento anni di vita, ma ancora completamente disadorna e spoglia, fatta eccezione per gli sporadici interventi pittorici, fatti eseguire nel coro e nel presbiterio dagli arcipreti Dogliani (1823) e Cavalià (1835).

(1ª parte – continua)