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“Non so quando potrò tornare in Cina”

Il racconto di Danilo Teobaldi, fossanese che vive e lavora a Shangai

danilo teobaldi vive a shangai coronavirus

Per ora non so quando potrò rientrare in Cina. Le notizie cambiano di giorno in giorno”. Danilo Teobaldi, fossanese, da anni ormai vive a Shangai, dove lavora come ingegnere per un’industria di automobili elettriche. In questo momento si trova in Europa, a Londra, e segue le notizie sul Coronavirus e la sua diffusione da lì, attraverso i giornali e dai racconti di amici e colleghi che sono in Cina. “Sono partito da Shangai un paio di settimane fa in occasione del capodanno cinese – spiega -. In questo periodo tante aziende chiudono, così come le scuole e per tradizione tutti viaggiano, chi per piacere, chi per tornare dai parenti. Questo ha contribuito sicuramente alla diffusione del virus di cui si parla soltanto da poco, ma in realtà i primi casi sono di inizio dicembre. Solo che il Governo cinese ha fatto un po’ finta di niente, un atteggiamento che fa parte della cultura cinese: se c’è un problema faccio finta che non esiste, in modo da salvaguardare l’immagine. Solo quando l’attenzione del mondo si è concentrata sul Coronavirus sono state messe in campo procedure spettacolari, bloccando le città e impedendo a 60 milioni di persone di uscire di uscire dalle città”. È un po’ come se venisse fermata l’intera Italia, anche se per la Cina, paese con 1,4 miliardi di persone, è un percentuale davvero ridotta della popolazione.
Quando Teobaldi è partito dalla Cina ha dovuto superare i controlli sanitari previsti sia nell’aeroporto di Shangai, sia in quello di Parigi, dove è atterrato, “ma viaggiare in quei giorni era ancora fattibile – aggiunge -. Ora in realtà non so neanche quando potrò rientrare. Doveva essere questo fine settimana, poi il governo cinese ha scelto di posticipare la ‘fine’ del capodanno proprio per limitare lo spostamento delle persone. Ho così prenotato un volo tra una decina di giorni, ma questa volta è stata la compagnia aerea a cancellarmelo”. Le notizie cambiano da un giorno all’altro, insieme con il bilancio delle persone colpite dal Coronavirus e dalla loro distribuzione geografica, ma senza dubbio lo scenario è surreale. I colleghi di Teobaldi che sono a Shangai gli raccontano di non aver mai visto immagini simili: i grandi centri urbani sono deserti, non solo Wuhan, la città da cui si è diffusa l’epidemia che in Cina viene considerata di “secondo livello” (in realtà è grande quanto Londra!), ma anche Shangai e Pechino. “In queste aree (Shangai si trova a circa 1200 km da Wuhan, ndr) non c’è l’obbligo a rimanere in casa – sottolinea l’ingegnere fossanese – ma di fatto le strade sono quasi vuote, così come le palestre, i cinema, i ristoranti. C’è gente che corre nelle strade per raggiungere i supermercati e comprare tutto ciò che può, non sapendo come andranno le cose. Il Governo ha anche messo in campo un’azione che è effettivamente straordinaria: ha chiuso tutte le scuole, sia quelle cinesi, sia quelle internazionali e ovviamente non si sa per quanto tempo”. Una precauzione che da un lato cerca di mettere in sicurezza i bambini, ma dall’altro creerà molte difficoltà alle famiglie quando le aziende riapriranno e le scuole, probabilmente, continueranno ad esser chiuse. Intanto, mentre da Wuhan arrivano video con immagini apocalittiche e voci di cittadini reclusi in casa che urlano frasi motivanti, tipo “Forza Wuhan, ce la faremo”, alcune aziende come quella in cui lavora Teobaldi suggeriscono “buone pratiche”, come evitare il contatto diretto con i colleghi, prediligendo i meeting telefonici o le videoconferenze, anche magari se a dividere gli interessati ci sono soltanto un paio di scrivanie.
L’ultimo bilancio sul Coronavirus parla di 213 morti e oltre 1700 persone infette. Nelle ultime ore due casi sono stati accertati a Roma.

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