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I Puc, fase 2 del Reddito di cittadinanza

Molti di quanti percepiscono il sussidio dovranno impegnarsi in lavori utili alla collettività: che cosa succede a Fossano

Il Palazzo comunale di Fossano

Reddito di cittadinanza sì, ma con l’obbligo di restituire qualcosa alla comunità: da qualche settimana, parte di coloro che percepiscono il sussidio è tenuta ad impegnarsi nei Puc, i “Progetti utili alla collettività”, svolgendo almeno 8 ore di lavoro non retribuito nei Comuni di residenza. A Fossano potrebbero essere coinvolte 220 persone; ma i numeri - bisogna precisare - sono incerti, in continuo divenire. Intanto, il consigliere comunale Giorgio Maria Bergesio ha presentato, come senatore, un’interrogazione al ministro del Lavoro.

Le Amministrazioni comunali in regia
I Puc si presentano come la fase 2 del Reddito di cittadinanza. E prevedono che quanti hanno diritto al sussidio si impegnino in attività a favore della collettività, senza percepire alcun reddito, nell’ambito del “Patto per il lavoro” e del “Patto per l’inclusione sociale”. Stabiliscono anche che quanti vengono meno a quest’obbligo perdano lo stesso Reddito di cittadinanza.
Protagoniste, in questa fase 2 del Reddito di cittadinanza, sono le Amministrazioni comunali, che indicano, secondo le loro esigenze, le attività in cui devono essere impiegati i beneficiari del sussidio. I Puc possono così riguardare iniziative a favore di bambini e anziani, collaborazione nelle attività di raccolta dei rifiuti e manutenzione del verde pubblico, organizzazione di eventi culturali. La regola, per i Comuni, è di non “sostituire” i propri dipendenti comunali, nello svolgimento di questa o quella mansione, con le persone coinvolte nei Puc, il cui ruolo è di supporto.
Da ricordare, ancora, come siano previsti dei “casi di esonero”. Non sono tenuti a partecipare quanti, pur percependo il Reddito di cittadinanza, rientrano all’interno di alcune categorie previste dalla legge. Sono esclusi gli occupati che percepiscono un reddito superiore a 8.145 euro come dipendenti e 4.800 come autonomi, i beneficiari della Pensione di cittadinanza, le persone che frequentano corsi di formazione o studio, i componenti di famiglie che debbano occuparsi di minori o persone affette da grave disabilità o non autosufficienti, quanti lavorano per oltre 20 ore alla settimana e infine coloro che non godano di uno stato di salute idoneo.

A Fossano, Comune e altri enti a colloquio
Ovviamente dei Puc si sta occupando anche l’Amministrazione comunale di Fossano, che ha dato la propria disponibilità per l’attivazione di una fase sperimentale, così da “poter partire subito”.
Nei giorni scorsi, è stato convocato un tavolo con il consorzio Monviso solidale e il Centro per l’impiego. È emersa l’esigenza di un confronto ulteriore con il coinvolgimento della Regione, complice il fatto che “ad oggi non ci sono ancora le linee guida del Ministero”.
Quanto ai numeri che emergerebbero a Fossano, si parla di 220 persone; ma si tratta di una cifra che può variare continuamente, complice il fatto che quanti percepiscono il Reddito di cittadinanza non devono rinunciare alla ricerca di un lavoro, neppure quando sono coinvolti nei Puc, e potrebbero, quindi, riuscire a trovare un’occupazione che potrebbe escluderli dal sussidio. La biblioteca, il servizio manutenzione e la mensa sono alcuni degli ambiti in cui verrebbero destinate le persone coinvolte nei Puc.

Bergesio si rivolge al ministro del Lavoro
Intanto, proprio sui Puc la voce di un fossanese giunge a Roma. Il senatore Bergesio è infatti uno dei firmatari di  un’interrogazione destinata al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. In essa si chiede, in estrema sintesi, “a che punto siamo”.
Bergesio e gli altri vogliono infatti sapere “quale sia lo stato di attuazione delle disposizioni che prevedono la partecipazione ai progetti organizzati nei Comuni di residenza” e “quali iniziative di sua propria competenza il ministro voglia assumere affinché l’erogazione del Reddito di cittadinanza non si traduca in una mera attività di assistenzialismo, ma sia funzionale a consentire la partecipazione dei cittadini alla realizzazione di progetti utili alla collettività”.
Come si può intuire, i firmatari affrontano quello che è probabilmente l’aspetto più delicato del Reddito di cittadinanza, ovvero il rischio che il sussidio venga sfruttato come un’opportunità di vivere a spese dello Stato. Non a caso, nell’interrogazione viene sottolineato come “in un Paese fortemente indebitato, è opportuno che la concessione di benefici economici di così grande impatto per il bilancio dello Stato sia bilanciata da un impegno attivo da parte dei cittadini percettori”. Oltre a ciò, si deve considerare come “la carenza di personale negli enti locali e l’esigenza di migliorare l’erogazione di servizi ai cittadini rendono ancora più opportuno il coinvolgimento di coloro i quali percepiscono un reddito mensile erogato a carico della collettività”.
Aggiunge lo stesso Bergesio, contattato per telefono da “la Fedeltà”: “I Puc sono importanti sotto due punti di vista: per il reinserimento nel mondo del lavoro di quanti vengono coinvolti in questi progetti e per gli stessi enti che possono contare sull’impegno di persone talvolta anche culturalmente preparate e adatte a mansioni ad esempio nelle biblioteche”.

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